Gaia Romani: “Le battaglie per i diritti delle donne partono (anche) dalle parole che usiamo”

È una delle nostre 5 WonderWomen del 2021. Assessora ai Servici Civici e Generali nel Comune di Milano, Gaia Romani è una delle giovani politiche e attiviste più determinate nella lotta per i diritti delle donne. E se un giorno potremo dire addio alla Tampon Tax, sarà anche merito suo

Ha solo 25 anni, eppure Gaia Romani ha già all'attivo varie conquiste. La prima è quella di essere riuscita a portare in Parlamento la battaglia per l'abbattimento dell'Iva sugli assorbenti grazie all'impegno dell'associazione Onde Rosa, che lei stessa ha cofondato nel 2018. La seconda è quella di essere stata eletta, nell'ottobre di quest'anno, Assessora ai Servizi Civici e Generali nella giunta di Beppe Sala a Milano. Due grandi vittorie raggiunte grazie a un percorso denso di impegno, militanza e soprattutto sensibilità nei confronti di tematiche spesso trascurate - come lo è stata, per moltissimi anni, quella della Tampon Tax - o a cui addirittura non è mai stato dato un nome.

Proprio dal linguaggio, secondo Gaia, si può partire per costruire una società più inclusiva e più giusta nei confronti delle donne (e non solo). "Perché i veri cambiamenti partono dalle cose piccole”, dice. Così, al Comune di Milano ha compiuto un gesto piccolissimo, eppure significativo, cambiando la targa del suo ufficio in "Assessora". Un gesto che ha fatto il giro del web in poche ore, suscitando un clamore tale da dimostrare quanto il dibattito sull'inclusività all'interno delle istituzioni abbia ancora una lunga strada da percorrere.

Abbiamo parlato con Gaia di attivismo, delle donne in politica, del suo lavoro e dell'importanza dare un nome alle discriminazioni di genere, anche alle più nascoste.

A 16 anni avevi già iniziato il tuo percorso politico. Cosa ti ha avvicinata alla politica e, soprattutto, cosa ti ha fatto "tenere duro" in un sistema gerontocratico come quello italiano?

Ad avvicinarmi è stata, paradossalmente, la mancanza di spazi e di luoghi dedicati ai giovani che vogliono attivarsi politicamente. Oggi i ragazzi che decidono di impegnarsi trovano sicuramente più strumenti per farlo rispetto a dieci anni fa, quando l’attivismo non scorreva ancora sui social. Nutrivo un forte desiderio di rendermi utile ma non sapevo come e dove farlo, e volevo confrontarmi su alcuni temi con persone diverse dai miei compagni di liceo. Così ho pensato che un partito politico potesse fare al caso mio: ho scelto quello più in linea con i miei valori, il PD, e mi sono fatta avanti. Come ho tenuto duro? Fin da subito ho trovato persone che condividevano le mie stesse difficoltà e desideri, altri ragazzi che volevano rendere il partito più accessibile ai giovani. Ora posso dire che la politica è la mia grande passione. E dare il mio contributo al successo di un candidato con cui condivido gli stessi valori è un’esperienza elettrizzante e di grande soddisfazione.

Ad avvicinarmi alla politica è stata, paradossalmente, la mancanza di spazi e di luoghi dedicati ai giovani che vogliono attivarsi politicamente

E durante la campagna elettorale di Beppe Sala, hai contribuito alla nascita di "Generazione Milano", un movimento politico che ha promosso il coinvolgimento politico dei giovani.

Esatto, ed è stata una sfida sotto tutti i punti di vista. Perché siamo giovani, ma non ingenui. Sappiamo e sapevamo quanto il modello delle elezioni amministrative sia complesso, perché chi ti vota dev’essere talmente motivato a farlo da scrivere il tuo nome sulla scheda elettorale. Io, Federico Bottelli e tutti gli altri ragazzi che si sono candidati in altri municipi volevamo occupare uno spazio sapendo che non ci sarebbe stato regalato. È stata una sfida perché abbiamo creato una campagna appositamente pensata per i giovani col rischio di allontanare altre persone. Abbiamo coinvolto attivamente gli elettori chiedendo loro di avanzare idee e proposte per la collettività, cercando di dare spessore al gruppo e meno all’individuo. Noi ci consideriamo dei tramiti: portiamo semplicemente le richieste dei cittadini in amministrazione. L’idea che volevamo ribadire è che siamo giovani, certo, ma non inesperti. Siamo in politica da anni e non rappresentiamo il nuovo, perché il nuovo non è sempre sinonimo di migliore. La nostra autenticità è stata poi ripagata: le persone che partecipavano ai nostri tavoli hanno trovato le loro proposte all’interno del programma.

Di cosa ti occupi nello specifico in qualità di Assessora ai Servizi Civici e Generali?

Mi occupo di trasporre tutte le proposte di "Generazione Milano" nelle deleghe di cui mi occupo, che sono tre: Partecipazione e Trasparenza; Servici Civici e Anagrafici; e Politiche del Decentramento. Riguardo alla prima, lavoro alla creazione di spazi di condivisione tra i cittadini, come ad esempio le aule verdi dove studiare d’estate. Per quanto riguarda invece la delega ai Servizi Civici e Anagrafici, ho la responsabilità delle 13 delegazioni anagrafiche di Milano e di come il cittadino si interfaccia con questo tipo di servizi. Si tratta di risolvere problemi pratici come quello di sveltire le tempistiche per avere un appuntamento per cambiare la carta d’identità, oppure di semplificare il processo di cambio di residenza. Mi occupo di rendere piacevole l’esperienza dell’anagrafe e accessibile alle persone disabili. Infine c’è la delega al Decentramento: Milano ha 9 municipi che sono istituzioni a tutti gli effetti con la funzione di avvicinare il Comune ai cittadini. Ma per essere ancora più vicini alle persone stiamo cercando di dare più poteri ai municipi. La mia idea è: se l’obiettivo è quello di arrivare ad avere una “Milano in 15 minuti”, dobbiamo offrire servizi più snelli e veloci e far sentire le persone parte attiva della propria città e del proprio quartiere. In generale comunque, lavorare nell’amministrazione ha il grande merito di fornire un riscontro concreto al lavoro che si fa. Capita di lavorare duramente per migliorare o creare un servizio, di faticare moltissimo per farlo. Ma vedere poi le persone che realmente usufruiscono di quel servizio è una sensazione bellissima, che ripaga da tutte le fatiche. Per questo non ho mai pensato di lasciare questo percorso

vedere le persone che realmente usufruiscono di quel servizio è una sensazione bellissima, che ripaga da tutte le fatiche

Con la delega ai Servizi Civili e Anagrafici ti è capitato di affrontare il tema dei documenti non binari?

Assolutamente sì. Ma il fatto che non esista un registro unico per uomini e donne - pensiamo a quando si va a votare – ha delle radici storiche. Un tempo le donne non potevano votare, e quando fu introdotto il suffragio universale venne creato un elenco delle donne che affiancava quello degli uomini. Noi stiamo cercando di capire come passare a un ordine alfabetico. Si tratta di una decisione molto più complessa di quanto sembra, che va ponderata bene dopo un’analisi di tutte le ripercussioni a livello burocratico connesse a questo tipo di cambiamento.

La foto che ti ritrae mentre cambi la targa del tuo ufficio è diventata virale ed è stata ripresa da tutti i principali quotidiani. Perché tanto clamore secondo te? Non dovrebbe essere normale?

Esattamente. La mia non è stata un’operazione di marketing, ma un atto normalissimo. In passato ho fatto cose molto più radicali di questa. Ho coperto i cartelli di pro-life davanti alla Clinica Mangiagalli di Milano con dei lenzuoli con scritto “La 194 non si tocca”. Di questo non ne ha parlato nessuno. Cambio invece una targa e ne parla tutta Italia. L’idea che mi sono fatta è che il dibattito su questi temi all’interno istituzioni è rimasto indietro di quarant’anni. Pensavo che fossimo tutti più allineati a livello di coscienza politica, invece siamo molto indietro. Benissimo, allora, che ho posto questo tema.

Ho coperto i cartelli di pro-life davanti alla Clinica Mangiagalli di Milano con dei lenzuoli con scritto “La 194 non si tocca”. Di questo non ne ha parlato nessuno. Cambio invece una targa e ne parla tutta Italia

La bassa partecipazione alle ultime elezioni amministrative rivela uno scollamento sempre maggiore tra politica e cittadini, anche a Milano. Qual è il modo secondo te per riaccendere l'interesse (e la fiducia) delle persone verso la politica?

C’è sicuramente una ferita storica che difficilmente può essere curata in modo veloce. In Italia si sono avvicendate varie crisi politiche ed economiche che hanno generato una certa sfiducia nei confronti della classe politica ma non solo, anche nei confronti delle capacità stesse dell’Italia di riprendersi da queste crisi. Il risultato è che fatichiamo a coltivare l’idea di un paese che funziona, che può generare crescita e ricchezza. E se la narrazione dominante è quella che la politica non dà diritti ma preme fiscalmente complicando la vita delle persone senza occuparsi dei veri problemi, sarà molti difficile ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. Forse questa impasse può essere risolta attraverso la formazione di una classe dirigente capace, che sia in grado di far vedere un effettivo cambio di passo. È un processo molto lungo. A mio parere serve puntare sul metodo: un metodo più trasparente, in cui non ci sono stanze chiuse ma persone autentiche che riconoscono quando sbagliano.

Com’è nato invece il collettivo Onde Rosa?

Le giovani donne in politica sono poche e mi sono chiesta: perché siamo poche? Forse perché c’è qualcosa che blocca l’accesso delle ragazze alla vita politica. Con Onde Rosa cerchiamo di intercettare le ragazze che vorrebbero attivarsi politicamente ma non sanno come farlo. E lo facciamo creando un luogo sicuro dove poterci confrontare e dove poter dare un nome a tutti quei piccoli disagi che magari ancora un nome non ce l’hanno. Un esempio? Qualche mese fa si è parlato tantissimo di catcalling, un fenomeno che tutte noi donne abbiamo subito ma a cui non sapevamo dare un nome. Con Onde Rose proviamo a fare proprio questo: cerchiamo di dare un nome ai problemi per poi trasformarli in battaglie politiche. Quella della Tampon Tax è nata proprio così, in uno dei tanti nostri incontri. Eravamo in cerchio e stavamo parlando di discriminazione sessuale. A un certo punto siamo arrivate al tema dell’iva sugli assorbenti. Un tema estremamente nascosto, di cui nessuno sapeva molto. Mia mamma ha comprato gli assorbenti per 40 anni senza sapere che esistesse la Tampon Tax. Creando indignazione su questo argomento siamo riuscite a dare forma a una battaglia politica su una questione che era sempre stata sminuita e derisa. Ora vogliamo iniziare anche a parlare di congedo mestruale. Alle mie collaboratrici l’ho detto subito: se hanno le mestruazioni e stanno male non voglio che vengano in ufficio. E questo deve valere sia per la scuola che per il lavoro. La Tampon Tax è stata solo la prima di tante altre battaglie che verranno.

Con Onde Rose proviamo a fare proprio questo: cerchiamo di dare un nome ai problemi per poi trasformarli in battaglie politiche

Altro tema caldo: cosa ne pensi del dibattito sulle carrozze per sole donne?

La risposta al sentirsi sicure di poter prendere qualsiasi mezzo a qualsiasi ora non sono le “carrozze di genere”. Sarebbe una sconfitta pensare di rinchiudere le donne in una gabbia dorata, anziché agire per inibire il comportamento dell’uomo violento. Se oggi la soluzione è una carrozza, domani cosa sarà, uno stadio, un pub, una discoteca riservata esclusivamente alle donne? In questo modo si cancella la responsabilità maschile e si mette il focus, in maniera errata, su chi è vittima. Dobbiamo dire basta alla retorica del dire alla donna di non fare una cosa perché “poco raccomandabile”, bisogna lavorare per educare a una cultura del rispetto gli uomini. Non vogliamo rinunciare ai nostri diritti per sentirci più sicure.

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