Perché non si incentiva la presenza degli uomini nelle materie umanistiche?

Negli ultimi anni viene incentivata e promossa con forza la presenza delle donne in ambito STEM, area tradizionalmente considerata maschile. Infatti, le ragazze che scelgono un percorso universitario di questo tipo, sono ancora troppo poche. Lo stesso accade nell'ambito umanistico per gli uomini, dove la percentuale maschile è ancora più bassa. Perché gli uomini non vengono spronati a sperimentare ambiti considerati più femminili nell'immaginario comune?

Sono considerate materie STEM quelle che fanno parte degli ambiti disciplinari Science, Technology, Engineering and Mathematics. Queste aree sono stereotipicamente considerate maschili. Tuttora, nel nostro Paese, le donne che si occupano di questo tipo di discipline sono poche.

Osservando i dati relativi all’istruzione accademica, solo il 20% delle ragazze sceglie un percorso universitario STEM. Proprio per questo, negli ultimi anni, viene molto incentivata la presenza delle donne in questo ambito

La percentuale di ragazzi nelle facoltà umanistiche è ancora più bassa: 18%. Nonostante ciò, gli uomini non vengono altrettanto spronati a sperimentare aree di studio considerate per tradizione più femminili.

Questione di stereotipi: l'idea di materie maschili e femminili

Non vi è alcuna base scientifica che dimostri che le donne siano meno portate per le materie STEM, così come che gli uomini siano meno portati per le materie umanistiche.

Anzi, secondo una ricerca di Almalaurea, le donne che frequentano questi percorsi di tipo scientifico si laureano prima e con voti migliori rispetto ai colleghi maschi

Tuttavia, l’idea sbagliata che esistano materie femminili e maschili è ben radicata e inizia già dai banchi di scuola, dove anche le persone che insegnano, inconsciamente, tramandano questo tipo di stereotipo.

Anche in molte famiglie, a partire dai primissimi anni di età, ai figli e alle figlie viene trasmesso questo tipo di pregiudizio.

Così, non solo le bambine saranno più indirizzate verso la letteratura, l’arte o le mansioni di cura, ma anche i maschi saranno portati a giudicare questo tipo di ambiti a appannaggio femminile. Tenderanno così a evitare questo tipo di materie

Lauree e gender gap: cosa dicono i dati

Come registra il rapporto Almalaurea 2021, in Italia ci sono 291 mila persone laureate.

Di queste, ben il 58,7% sono donne. Dunque, più della metà delle persone laureate è donna e spesso con risultati più brillanti dei colleghi uomini

Le discriminazioni che portano alla disparità di genere e al gender gap avvengono quindi all’ingresso del mondo del lavoro.

​​È inoltre importante notare che l’Italia ha un numero di laureati estremamente basso rispetto alla media europea.
Secondo i dati Eurostat, l'Italia resta il fanalino di coda tra i Paesi Ue per quota di laureati: il 29% della popolazione nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni (dati 2020). Il dato italiano è in fondo alla classifica dei Paesi UE, superiore solo a quella della Romania (25%).

Il nostro Paese è quindi ancora lontano dalla media europea del 41% e dall'obiettivo prefissato: far salire al 45% entro il 2030 la percentuale delle persone che hanno completato l'istruzione universitaria.

In generale, dunque, sarebbe importante indirizzare un maggior numero di giovani persone verso gli studi universitari e agire in modo trasversale. Da un lato, agevolare e spronare le giovani a intraprendere studi STEM - in cui sono ancora sottorappresentate e in cui ancora mancano molti role model (basti pensare che i premi Nobel per la scienza vinti da una donna sono solo undici su trecento) - e dall'altro incentivare gli uomini verso l'ambito umanistico, in cui scarseggiano.

Questo aiuterebbe oltretutto a combattere la segregazione orizzontale, ovvero la presenza di mansioni e aree in cui quasi la totalità delle persone sono donne

Diverse ricerche dimostrano come un ambiente diversificato sia più innovativo e più produttivo. E questo è vero anche per i lavori di cura ed educativi, dove è difficile trovare lavoratori uomini che sarebbero invece una preziosa risorsa per la società intera.

Basta osservare, ad esempio, la situazione nel mondo dell’istruzione: nella scuola dell’infanzia le insegnanti donne sono il 98,7%, nella scuola media il 72,3%. Per gli studenti e le studentesse, vedere una maggioranza di professoresse e maestre donne non fa altro che confermare una visione stereotipata della professione

Parità di genere: non una questione di mero profitto

Spronare le ragazze a specializzarsi in materie scientifiche contrasta il gender gap perché amplia la rappresentazione delle donne in un settore in cui ancora non sono ancora abbastanza presenti, a causa di complessi stereotipi duri a morire. Inoltre, le discipline STEM sono generalmente più ricercate e meglio retribuite delle altre.

Ma, seppur il gender gap e l’autonomia finanziaria femminile siano temi cruciali, la parità di genere legata all'ambito STEM non è una mera questione di profitto

La filosofa Martha Nussbaum, nel suo libro Non per profitto, perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, dichiara «fondamentale» la dimensione degli studi umanistici e artistici per il progresso della società. E invita gli uomini a prenderne maggiormente parte.

Martha Nussbaum
Martha Nussbaum

Non si tratta di difendere la superiorità di un tipo di formazione sull’altra: Nussbaum sostiene l’importanza della flessibilità mentale che deriva dallo studio umanistico, anche per chi lavora in ambito scientifico o tecnico-economico. Nussbaum spiega che la maggior presenza in queste materie sarebbe auspicabile anche per il genere maschile, per un vero cambiamento culturale.

Afferma Nussbaum:

La qualità del sapere non può essere giudicata in base al numero di “utilizzatori esterni” o al livello degli “indicatori di impatto”

Sono importanti le politiche per sostenere l'iscrizione alle materie STEM, che sono molto remunerative e richieste dal mondo del lavoro odierno.

Tuttavia, implementando solo queste, il rischio è mandare il messaggio che siano meno importanti proprio le materie in cui le donne sono maggiormente presenti (con ottimi risultati). E che il cambiamento culturale e sociale sia solo responsabilità delle ragazze, con le loro scelte

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