“Il porno mi ha distrutto il cervello”: come riabilitare la pornografia partendo da Billie Eilish?

13-01-2022
Laura Libbi
Qualche settimana fa, Billie Eilish ha parlato ai microfoni dell’Howard Stern Show del suo rapporto con il porno, definendolo traumatico. Nell’intervista, la cantante afferma: "come donna, penso che il porno sia una disgrazia. Ne guardavo un sacco, in realtà. Penso mi abbia davvero distrutto il cervello, e mi devasta il pensiero di essere stata esposta a così tanto porno."

Eilish ha iniziato giovanissima, a undici anni, cercando le risposte alle domande sul sesso e improvvisando così una prima educazione sentimentale:

Mi fa rabbia che il porno sia così amato, e mi faccio rabbia anche io perché ho pensato fosse ok. Il modo in cui appaiono le vagine nei porno è fuori di testa. Nessuna vagina è davvero così. I corpi delle donne non sono così. Non abbiamo orgasmi in quel modo

L’esperienza le ha causato incubi e problemi col sonno. Continua: «Le prime volte che ho fatto sesso, non dicevo no a cose che non andavano bene. Ma l’ho fatto perché pensavo che fosse quello che doveva piacermi

Eilish parla di una rappresentazione estremamente irrealistica, che non ha incontrato in alcun modo le sue aspettative o aspirazioni. Si è sentita esclusa, sottolinea, come donna.

Ma in che modo il porno esclude? E perché questo è rischioso, soprattutto per i giovani?

Un altro porno possibile

Grazie a Internet, i contenuti pornografici arrivano facilmente anche agli adolescenti che spesso cercano solo di soddisfare la propria esigenza di scoperta. Ma il porno non rappresenta il sesso e non rappresenta tutti: senza la consapevolezza delle sue funzioni, quello che si vede potrebbe essere interpretato come il modo giusto di vivere la sessualità, o l’unico ammesso.

Anche Eilish è diventata consumatrice da giovane, è donna e il porno a cui si riferisce è il cosiddetto porno mainstream. Quello, in questo caso, distribuito gratuitamente online.

Si tratta di materiale sessualmente esplicito realizzato per l’eccitazione. Ma per l’eccitazione di chi? Perlopiù degli uomini eterosessuali che, complice il tabù sull’autoerotismo femminile, ne hanno fatto in passato un uso più libero. Le fantasie che vengono messe in scena rispondono primariamente alle esigenze di un solo punto di vista: quello maschile. Dall’inizio degli anni Ottanta, però, sono nate le prime sperimentazioni su quello che nel 1990 sarebbe stato battezzato postporno, cioè un altro porno possibile.

Questo genere di produzione pornografica vuole ampliare il punto di vista e distaccarsi da una tradizione stereotipata e fortemente esclusiva.

Tra gli esclusi dal porno mainstream, infatti, troviamo tutte le minoranze sessuali, i corpi non bianchi, mutilati o deformi, devianti, non giovani, non binari, le persone disabili, i malati oncologici, solo per citarne alcuni, e con loro l’intero spettro del loro desiderio in quanto soggetti

L’obiettivo del postporno, invece, è fare spazio a pratiche e corpi non rappresentati e che, quindi, non possono essere oggetto di fantasie.

Rappresentare le diversità

La ragione per cui l’esperienza di Eilish è stata traumatica è la stessa per cui ha più che mai senso sperimentare con il porno. In Postporno. Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali (Eris, 2020), Valentine aka Fluida Wolf approfondisce una dopo l’altra le domande che abbiamo posto al porno:

Quali sono i corpi degni di provare e provocare piacere? Quali sono i corpi desiderabili e quelli che hanno dignità sessuale? Quali corpi vengono rappresentati e quali sono esclusi dalla rappresentazione sessuale o trattati come soggetti passivi della rappresentazione? Quali sono le pratiche ammissibili e quali non, e su quali basi vengono stabilite?

Per come lo abbiamo costruito, il porno offre senz’altro risposte chiare e precise agli interrogativi qui riportati.

Tuttavia, limitarsi a condannare la pornografia unicamente come veicolo di violenza significherebbe negare la forza d’azione che ha nell’influenzare costumi, norme sociali, pregiudizi, immaginari.

Per farsi carico di questo ruolo e sfruttare questa forza, dagli anni Ottanta in poi diverse donne hanno cominciato a partecipare attivamente all’industria pornografica, cercando di dare spazio a ruoli nuovi non solo nel contenuto, ma anche nell’indirizzo, rivolgendosi ad esempio a coppie o a donne.

Si tratta di esperienze diverse tra loro, che con gli anni sono convogliate sotto la dicitura troppo generica di porno femminista. Si è intervenuto sull’estetica, sulle narrazioni, ma anche su montaggio e inquadrature

Ancora oggi sono molti i tentativi di ampliare le tipologie di corpi desiderabili. Dana Vespoli, ad esempio, famosa pornostar, produttrice e regista, ha rappresentato nei suoi film il corpo femminile che invecchia: se prima poteva comparire al massimo la donna matura e con esperienza, ma sempre conforme a un canone estetico ben preciso; Vespoli mostra corpi stanchi, segnati eppure gratificati dal godimento.

Educazione sessuale e educazione al consenso

Attingere a un bacino più ampio di rappresentazioni può evitare alla pornografia di diventare l’unico punto di riferimento per la legittimazione della propria identità sessuale.

Infatti, il porno rimane in troppi casi la sola educazione sessuale accessibile.

Senza un’educazione al consenso e all’affettività che aiuti a comprendere e codificare le immagini, la pornografia può diventare un’esperienza traumatica

Nonostante il porno non abbia il compito di riprodurre il sesso o di educare direttamente a riguardo, Eilish ha sentito di dover riprodurre, mettere in pratica o perlomeno accettare quanto aveva visto, senza saper riconoscere il proprio desiderio come qualcosa di diverso.

Da un lato manca per i ragazzi e le ragazze il confronto con gli adulti; dall’altro il porno non ha riconosciuto il ruolo sociale e politico che si è ritrovato a ricoprire. Il rischio è quello di rimanere incastrati in un mondo confezionato e immobile, che non amplia la sessualità ma la riduce a poche rappresentazioni.

Mettendo invece al centro il piacere, senza stereotipi e senza dare per scontata la connessione con la vita reale, la pornografia vuole diventare un prodotto per l’eccitazione personale attraverso la scoperta, l’accettazione, l’incoraggiamento all’ascolto. Un porno, insomma, che non sia disgrazia per nessuno e che sia, invece, alleato e cartina tornasole del cambiamento sociale.

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