pillola maschile

Pillola anticoncezionale maschile: a che punto siamo?

La ricerca sulla pillola contraccettiva maschile ha fatto un passo avanti grazie alla sperimentazione di un nuovo farmaco negli Stati Uniti: una scoperta che potrebbe alleggerire l'onere di cui le donne si fanno carico ormai da secoli

A sessant’anni dalla commercializzazione della pillola anticoncezionale in Europa, la scienza potrebbe contribuire a far cadere un’altra radicata convinzione legata alla contraccezione: quella che debbano essere le donne, di fatto, a farsene carico, con l’unica eccezione del preservativo, barriera fisica e unico strumento che consente tra l’altro di proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Se da oltre mezzo secolo la contraccezione è stata infatti principalmente prerogativa femminile, le cose potrebbero cambiare grazie alle recenti sperimentazioni su una nuova pillola anticoncezionale maschile, testata con successo negli Stati Uniti

Il farmaco, ribattezzato per il momento “YCT529”, è stato presentato all’annuale American Chemical Society (ACS) Spring Meeting lo scorso marzo, e il funzionamento è stato illustrato nel dettaglio dagli scienziati dell'Università del Minnesota che lo hanno testato il farmaco sui topi. 

Una pillola maschile per ridurre la produzione di spermatozoi

Il gruppo di ricerca guidato da Abdullah Al Noman e Gunda Georg sembra infatti essere riuscito a sviluppare un contraccettivo maschile non ormonale in grado di ridurre il rischio di gravidanze indesiderate prendendo di mira una proteina chiamata recettore alfa dell'acido retinoico (RAR-α). Questa proteina fa parte di una famiglia di tre recettori nucleari che legano l'acido retinoico, una forma di vitamina A che svolge ruoli importanti nella crescita cellulare, nella formazione dello sperma e nello sviluppo embrionale.

Eliminare il gene RAR-α nei topi maschi li ha resi sterili, senza effetti collaterali evidenti. Altri scienziati hanno sviluppato un composto orale che inibisce tutti e tre i membri della famiglia RAR (RAR-α, -β e -γ) e provoca sterilità reversibile nei topi maschi, ma il team di Georg e i loro collaboratori di biologia riproduttiva volevano trovare un farmaco che fosse specifico per RAR-α e quindi meno suscettibile di causare effetti collaterali. 

Il gruppo di ricerca dell’Università del Minnesota ha quindi progettato e sintetizzato circa 100 composti e valutato la loro capacità di inibire selettivamente il RAR-α identificando il composto ribattezzato YCT529, che ha dimostrato di riuscire a inibire specificamente il gene RAR-α. Somministrato per via orale a topi maschi per 4 settimane, ha ridotto drasticamente il numero di spermatozoi ed è stato efficace al 99% nel prevenire la gravidanza, senza effetti collaterali osservabili. Una volta fermata l’assunzione, dopo 4-6 settimane i topi sono tornati a riprodursi, confermando la reversibilità della sterilità.

Il “pillolo”, come spesso viene chiamato in gergo il contraccettivo maschile orale, per adesso è stato ovviamente testato soltanto sui topi, ma l’obiettivo è approfondire studi e ricerche per avere il via libera alla sperimentazione sugli esseri umani e arrivare infine alla commercializzazione, auspicabilmente nel giro di 5 anni. Il che significherebbe dare finalmente una concreta alternativa maschile ai contraccettivi attualmente in circolazione e in larga parte destinati solo alle donne.

La ricerca sulla pillola maschile

A oggi infatti, come detto, sono infatti proprio le donne a farsi carico della contraccezione a livello fisico ed economico, e ad avere di conseguenza più alternative in questo senso: pillola, cerotto e dispositivi intrauterini solo i più noti tra quelli attualmente disponibili, mentre gli uomini possono scegliere solo tra il preservativo o la vasectomia, un intervento chirurgico difficilmente reversibile e soltanto tramite un’altra procedura chirurgica costosa e non sempre efficace. 

Scienziati e ricercatori si sono ovviamente dedicati nel corso del tempo a mettere a punto un metodo contraccettivo efficace, duraturo ma reversibile, simile alla pillola anticoncezionale per le donne, ma sul mercato a oggi non esistono ancora farmaci di questo tipo approvati. E questo nonostante la ricerca sia partita quasi in contemporanea con l’autorizzazione per la pillola contraccettiva femminile, arrivata in Europa nel 1961.

La maggior parte dei composti attualmente in fase di sperimentazione clinica prendono però di mira l'ormone sessuale maschile, il testosterone, il che comporta effetti collaterali come aumento di peso, depressione e aumento dei livelli di colesterolo LDL (lipoproteine ​​a bassa densità) con ricadute sulle funzioni cardiache. 

Contraccezione femminile, guida alla scelta

Per le donne, invece, la scelta del metodo contraccettivo può rivelarsi complessa proprio alla luce delle diverse possibilità a disposizione. La pillola per esempio è un farmaco che agisce fermando l’ovulazione attraverso il blocco della sintesi di due ormoni (FSH e LH). Come spiega la Società Italiana Ginecologia e Ostetricia (SIGO), che ha messo a punto una guida destinata soprattutto alle più giovani per fornire loro tutte le informazioni utili a fare una scelta consapevole, questo farmaco genera anche un ispessimento del muco cervicale e un assottigliamento dell’endometrio (la mucosa dell’utero), che diventa quindi meno adatto all’eventuale impianto di un ovulo. Se utilizzata correttamente la sua sicurezza contraccettiva è molto elevata.

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Ci sono poi i sistemi a rilascio di progestinico, presidi a forma di T che vengono inseriti nella cavità uterina e che presentano nella parte verticale un serbatoio costituito da una membrana semipermeabile che contiene l’ormone. Ogni giorno il dispositivo rilascia una piccola quantità regolare di progestinico che agisce localmente, a differenza degli altri metodi ormonali: è un sistema contraccettivo molto efficace e libera la donna dalla routine di assunzione della pillola. Non è un caso che i sistemi intrauterini siano usati attualmente da oltre 160 milioni di donne nel mondo e rappresentino la via di somministrazione più diffusa.

I nuovi dispositivi sono decisamente meno invasivi rispetto alla spirale in rame, che è invece un dispositivo che possiede un sottile filamento di rame che agisce come “spermicida”: gli ioni di rame, una volta liberati nella cavità uterina, svolgono un’azione diretta sugli spermatozoi, inibendone la motilità e alterandone la capacità di fecondare l’ovulo. È però meno efficace dei sistemi intrauterini ormonali, e può causare sanguinamenti prolungati e dolorosi.

Tra gli altri contraccettivi che bloccano l’ovulazione, come la pillola, ci sono l’anello vaginale, che una volta introdotto rilascia a cadenza mensile e in modo continuo piccole quantità di ormoni bloccando l’ovulazione, e che va sostituito ogni mese, e il cerotto, che si applica sul corpo il primo giorno di flusso mestruale e viene sostituito ogni 7 giorni per 3 settimane, con una quarta settimana di intervallo. Il diaframma è invece una barriera fisica, un dischetto a forma di cupola in lattice sottile che va posizionato in vagina prima di ogni rapporto (e poi rimosso) e forma una barriera che blocca il flusso di spermatozoi, così come il preservativo femminile, che al pari di quello maschile è una guaina e va inserita in vagina prima del rapporto sessuale. Può essere utilizzato una sola volta e a fine rapporto deve essere estratto correttamente, in modo da evitare fuoriuscite di sperma.

«I criteri per una scelta informata e consapevole di un metodo contraccettivo sono diversi, in base alle differenti necessità ed esigenze - spiegano dalla SIGO - I requisiti da considerare sono l’efficacia contraccettiva, che è l’obiettivo principale, ma anche una buona tollerabilità, la reversibilità, la praticità e l’accettabilità. Il metodo deve adattarsi alle caratteristiche della persona o della coppia, e l’uso di alcuni metodi richiede particolare attenzione o costanti sforzi mnemonici. Una ragazza particolarmente distratta è meglio che ricorra a metodi che non prevedono una routine di assunzione (come i contraccettivi intrauterini), ma per la scelta è fondamentale consultare sempre il ginecologo o la ginecologa di fiducia».

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