Padova e (l’assurda) polemica sulla statua di Elena Corner, prima donna laureata al mondo

La mozione di due consiglieri comunali per inserire una statua femminile a Prato della Valle, principale piazza della città, scatena le polemiche: le 78 statue presenti sono tutte di uomini, eppure per Corner sembra non esserci spazio

È stata la prima donna a laurearsi al mondo, conseguendo nel lontano 1678 una laurea in filosofia all’Università di Padova. Eppure Elena Lucrezia Corner sembra non meritare di essere celebrata con una statua nella piazza principale della città in cui ha conseguito la laurea.

La proposta di installare nel Prato della Valle, la più grande piazza di Padova, una statua di Corner ha infatti suscitato una bufera di polemiche che hanno fatto finire la vicenda addirittura sul Guardian. Principalmente perché Prato della Valle, che è anche la quinta piazza più grande d’Europa, ospita ben 78 statue di intellettuali, eruditi, papi e reali, da Galilei Galieli ad Antonio Canova passando per Torquato Tasso e Gustavo II Adolfo di Svezia. Tutti uomini, rigorosamente: neppure una donna fa capolino sui piedistalli, ed è da qui che è partita la proposta di Simone Pillitteri e Margherita Colonnello, due consiglieri comunali del centrosinistra, che hanno suggerito di destinare proprio a Corner uno dei due piedistalli rimasti vuoti, sottolineando che «le figure cui sono dedicate le statue sono tutte, senza eccezione, uomini». 

La mozione per la statua e i pareri contrari

La mozione non è passata e la polemica si è infiammata, soprattutto tra gli esponenti del panorama storico, artistico e culturale italiano. Per alcuni “ritoccare” la piazza inserendo un elemento non originario, a prescindere dal sesso, sarebbe sbagliato; per altri, come il professor Carlo Fumian, docente universitario di Storia contemporanea, “fare la storia con la toponomastica e lo spostar monumenti come fossero Lego è un gioco pericoloso e poco intelligente”. Per lo storico d’arte Davide Tramarin, ex segretario del Pd padovano, inserire una statua di Corner in Prato della Valle è un intervento «solo in apparenza semplice, ma che in realtà è profondamente sbagliato e irrispettoso nei confronti della storia e del ‘valore materiale’ di uno dei monumenti più rappresentativi e importanti non solo di Padova, ma d’Italia e d’Europa». Il fatto che si sia parlato di spostare la statua già esistente di Corner presente nel cortile dell’Università di Padova a Prato della Valle non ha aiutato: persino la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli (prima donna a ricoprire il ruolo di rettrice a Padova) ha espresso perplessità sullo spostamento, considerando l’ateneo la sede storica e naturale della statua di Corner.

A questo proposito Colonnello e Pillitteri - che hanno già incassato il sostegno del sindaco di Padova, Sergio Giordani, hanno chiarito che «non abbiamo mai chiesto lo spostamento della statua privata di Elena Cornaro presente al palazzo del Bo, né che se ne realizzi una copia. Chiediamo invece una sua nuova statua, da realizzare nelle modalità che verranno ritenute consone dagli organismi competenti. Anche sul luogo non siamo intransigenti. Se non sarà possibile modificare gli stalli vuoti, potrà essere trovata una collocazione più consona, preferibilmente in Prato o, eventualmente, altrove nel centro cittadino».

«La nostra mozione propone di erigere un monumento visibile e centrale dedicato ad una delle figure più prominenti della nostra storia, celebrando il suo nome e al tempo stesso la nuova stagione di uguaglianza di genere che stiamo costruendo - hanno chiarito i due consiglieri - Prato della Valle sembra il luogo più adatto per ospitare un monumento femminile. Le 78 statue presenti raffigurano infatti soltanto uomini, simbolo al tempo stesso della gloria del nostro passato, ma anche di una rimozione - storicamente motivata - della storia delle donne. Non vogliamo nessuna cancel culture: come tutte le padovane e i padovani amiamo il Prato e la sua storia. Intendiamo tuttavia quel luogo come una scommessa aperta per il futuro, dove la cultura del passato possa dialogare con quella del presente e, rispettando le volontà illuministiche dello stesso Memmo, generare progresso e civilizzazione». Il riferimento è ad alcune dichiarazioni di Vincenzo Milanesi, ex rettore e storico della filosofia, che ha parlato proprio di “cancel culture” sostenendo che «pretenderebbe di ergersi a tribunale supremo della storia in nome di convinzioni e valori che si sono affermati nei secoli successivi, abbattendo statue e condannando all’ignominia figure che spesso sono state semplicemente figlie del loro tempo». In realtà di abbattimento di statue non si è mai parlato, semmai di erigerne una nuova, ma il messaggio è comunque contrario. 

Le 78 statue presenti raffigurano infatti soltanto uomini, simbolo al tempo stesso della gloria del nostro passato, ma anche di una rimozione - storicamente motivata - della storia delle donne

La penuria di statue femminili in Italia e l'impatto sulla concezione della donna

La “battaglia” è ancora in corso, ma è utile sottolineare che la proposta dei due consiglieri è arrivata dopo che Mi Riconosci, associazione di professionisti che lavorano nel settore dell’arte e dei beni culturali, ha censito tutte le statue dei personaggi italiani erette negli spazi pubblici dello Stivale, evidenziando un dato molto significativo: solo 148 sono dedicate a donne.

Solo 148 statue, in Italia, sono dedicate a donne

«Nelle maggiori città italiane i monumenti dedicati a donne sono pressoché assenti - hanno spiegato dall’associazione diffondendo i risultati del censimento - mettendo insieme Roma, Napoli, Milano, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Palermo, Cagliari e Venezia, arriviamo a un totale di 20 di cui solo 8 sono vere e proprie statue o monumenti figurati. Dei 148 monumenti e statue censiti, solo il 36% è collocato in una piazza; il restante si trova agli incroci o ai lati di strade, nonché in parchi. Di queste 148 opere, il 14% sono busti, il 4% fontane, il 2% gruppi che vedono anche la presenza di uomini o bambini.  Dai dati si deduce che molto poche sono le donne ricordate per meriti che non includano il sacrificio o la cura. I monumenti dedicati a donne realmente vissute in Italia sono pochissimi: Grazia Deledda, Maria Montessori, suor Maria De Mattias, mancano figure come Elsa Morante o Ada Rossi, Gaetana Agnesi o Trotula de Ruggiero. Su 148 opere censite, ben 60 sono figure anonime collettive: di queste il 12,5% rappresenta partigiane, mentre il 70% professioni particolarmente faticose sul piano fisico, come mondine o lavandaie. Nessun monumento ricorda, ad esempio, le levatrici, le impiegate o le scienziate».

Eppure lo spazio pubblico non può e non deve essere considerato ininfluente in tema di educazione e formazione, soprattutto tra i più giovani. Le bambine soprattutto hanno bisogno di avere punti di riferimento e modelli cui ispirarsi, e guardandosi intorno nelle città si imbattono principalmente in statue dedicate a condottieri, re, scienziati e filosofi, rispecchiando «le istituzioni che collocano le statue, anche se sono donazioni - confermano da Mi Riconosci - A oggi lo spazio pubblico è uno spazio androcentrico, come conferma non solo l’assenza di donne, ma anche l’enorme sproporzione tra autori e autrici dei monumenti femminili censiti: 120 opere su 148 hanno un’attribuzione certa: di queste solo il 5% è stato realizzato da donne, il 5% vede la collaborazione tra autori e autrici, mentre il restante 90% è a firma solo maschile». Non solo: le statue spesso rappresentano la figura femminile in modo stereotipato, enfatizzando l’aspetto sensuale o la leziosità, che sminuiscono il soggetto ritratto, o incentrando l’aspetto della cura e del sacrificio della donna, contribuendo a rafforzare nella società questa concezione della figura femminile.

Non solo: le statue spesso rappresentano la figura femminile in modo stereotipato, enfatizzando l’aspetto sensuale o la leziosità

«Il nostro obiettivo non è puntare l’attenzione su un’assenza da colmare - ha detto Ludovica Piazzi, storica dell'arte e promotrice per Mi Riconosci - ma indurre la riflessione su quello che ci appare alla vista: statue che nella maggioranza dei casi di femminile hanno solo il soggetto. Rileviamo il netto incremento negli ultimi anni di statue dedicate a donne reali e figure femminili collettive, ma queste opere vanno davvero a riequilibrare la presenza femminile nello spazio pubblico?».

Chi era Elena Lucrezia Corner

Al di là del futuro della statua di Corner, è comunque un bene raccontare la storia della donna attorno a cui si è alzato il dibattito. Elena Lucrezia Corner era la figlia di Giovanni Battista Cornaro, nobile veneziano coltissimo ed estremamente sensibile, che incoraggiò la figlia a perseguire il desiderio di studiare affiancandola a maestri che coltivarono la passione per la teologia e la filosofia. La madre, Zanetta Boni, non era nobile, e in quella figlia vide un simbolo di riscatto e grande motivo di orgoglio, incoraggiandola a sua volta a seguire le proprie passioni e inclinazioni.

Elena studiò matematica, astronomia, storia, musica, lingue moderne e antiche, filosofia e teologia. Incoraggiata dal padre e dai maestri presentò domanda d’ammissione all’Università di Padova per il conferimento del Dottorato di Teologia, domanda respinta duramente dal vescovo cittadino, il cardinale Gregorio Barbarigo, per cui era impensabile, “uno sproposito”, che una donna potesse diventare dottore perché «avrebbe significato renderci ridicoli in tutto il mondo». Elena Lucrezia si iscrisse dunque a filosofia, conseguendo il dottorato e diventando docente con il titolo di "Magistra in Philosophia tantum".

Morì di tubercolosi il 26 luglio del 1684, a 38 anni, sei anni dopo avere ottenuto la laurea, senza avere di fatto mai esercitato la carriera accademica. A Padova non ci sono vie o luoghi a lei dedicati, e l’unica statua è quella presente nel cortile di Palazzo Bo, storica sede dell’Università di Padova. Installare una sua statua nell’agorà cittadina sarebbe dunque un primo passo per ricordarla e per celebrare quanto da lei ottenuto nonostante tutti gli ostacoli, e non infrangerebbe alcuna disposizione: la regolamentazione settecentesca impone che le statue a Prato della Valle raffigurino personaggi cittadini eminenti, o stranieri che abbiano avuto un ruolo nella storia della città. Elena Lucrezia Corner, veneziana di nascita e padovana d’adozione, rispetta tutti i requisiti. Eppure la sola idea di avere una sua statua accanto alle 78 maschili oggi presenti nella piazza desta scalpore.

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