Good News/Bad News: le notizie sui diritti civili di febbraio 2024

Secondo appuntamento dell'anno con la nostra ormai consueta rubrica sui diritti civili: a febbraio si parla di sesso senza consenso, definizione di stupro, rispetto dei diritti delle donne e condanne

In Europa si dibatte sulla definizione di stupro

Il Consiglio Europeo in questi giorni sta esaminando la Direttiva Europea già approvata nel marzo 2023 pensata per unificare le normative sullo stupro in tutta l'Unione e facilitare la protezione delle donne. La trattativa si è però arenata perché non tutti e 27 i Paesi membri sono d’accordo sulla definizione di stupro, incagliandosi sull’articolo 5 del testo, quello che definisce lo stupro come qualsiasi forma di "sesso senza consenso" e ne favorisce la penalizzazione negli ordinamenti di tutti gli Stati. 

L'Eurocamera vorrebbe che la nuova normativa contenesse una definizione di questo reato penale applicabile a "ogni rapporto sessuale non consensuale”, in tutti gli Stati membri, citando la Convenzione di Instabul. Alcuni Paesi stanno però bloccando l'iter del testo, e le modifiche in fase di analisi stralcerebbero appunto l’articolo che definisce e sanziona il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito.

Francia, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, tra gli altri, chiedono che siano le vittime a dover dimostrare l'uso della forza o della minaccia, mentre la posizione di altri 13, tra cui Spagna, Belgio, Lussemburgo, Svezia e Italia, è in linea con lo slogan: "No significa no". L'Associazione Differenza Donna ha lanciato una petizione per chiedere che la direttiva venga approvata nella sua forma originaria.

«La Direttiva europea sulla violenza contro le donne che rischia di essere approvata il prossimo 6 febbraio è stata gravemente modificata dai ministri degli stati membri riuniti nel Consiglio dell’Unione Europea - spiegano dall’associazione - Se fosse approvata così, anziché con il testo votato a marzo dell’anno scorso dal Parlamento europeo, la Direttiva rischia di vanificare le misure della Convenzione di Istanbul, in particolare per quanto riguarda lo stupro, le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, il cosiddetto revenge porn».

Nel frattempo lo Stato di New York ridefinisce (e allarga) il concetto di stupro

Nei giorni in cui a Bruxelles si discute della definizione di "stupro", con il Consiglio UE che sta cercando di approvare una Direttiva Europea pensata per unificare la normativa, lo Stato di New York potrebbe dare un segnale forte e importante che supera le burocrazie e il linguaggio legale.

La governatrice Kathy Hochul ha infatti approvato un nuovo disegno di legge ribattezzato “Rape is Rape”, letteralmente "Stupro è stupro", che prevede un ampliamento della definizione del concetto di stupro, appunto. La nuova legge rimuove infatti il requisito della penetrazione, e definisce lo stupro anche come contatto sessuale vaginale, contatto sessuale orale e contatto sessuale anale. La legge esistente escludeva che lo stupro orale e anale venisse definito stupro, appunto, ma la nuova legislazione garantisce che «tutti siano protetti da questi crimini e che i colpevoli siano ritenuti pienamente responsabili».

La legge entrerà in vigore a settembre 2024: «Lo stupro è stupro, puro e semplice - ha detto il senatore Brad Hoylman-Sigal - Nello Stato di New York non possiamo permettere che nozioni obsolete ed eteronormative del sesso limitino la nostra capacità di riconoscere questo fatto e di ritenere responsabili coloro che commettono atti di violenza sessuale. Mi congratulo con la governatrice Hochul per aver firmato il nostro disegno di legge, e i nostri emendamenti, per espandere la definizione di stupro. Questo aggiornamento della legge renderà più semplice ritenere responsabili gli autori di crimini sessuali e sarà particolarmente importante per aiutare a proteggere i membri della comunità LGBTQIA+, che sono vittime di stupro e violenza sessuale a tassi più elevati rispetto agli americani eterosessuali di genere cis».

Lei è, al via la campagna per i diritti delle donne

È partita a gennaio la nuova campagna "Lei è" sui diritti delle donne. Ideata dall’agenzia creativa HUB09 e patrocinata dalla Fondazione Pubblicità Progresso, è stata presentata al Senato e inizierà ad apparire sui principali quotidiani italiani, sui social, in affissione e in TV.

Un invito a continuare a difendere e tutelare le donne, applicando le leggi già esistenti, che arriva da quattro associazioni di donne: Lofficina, Senonoraquando?Torino, Break the Silence Italia e TOXD Torino Città per le Donne.

Nella campagna nessuna foto e nessuna immagine, semplicemente due parole, "Lei è", appunto, e il richiamo ai diritti troppo spesso calpestati: «Abbiamo collaborato con le associazioni spinti da genuino e strenuo entusiasmo - ha detto Angela Sannicandro, Client Manager di HUB09 - LEI È esprime l’autodeterminazione della donna attraverso i diritti per i quali le generazioni che ci hanno preceduto hanno duramente lottato e mira a scardinare luoghi comuni e stereotipi nel mondo del lavoro, in politica, nelle relazioni intime e in tutto ciò che, limitando la libertà delle donne, alimenta la violenza di genere che ha profonde radici culturali. Siamo molto felici di avere ricevuto il sostegno di alcuni partner e confidiamo nella partecipazione attiva di numerosi altri».

In Russia le prime condanne sulla base della nuova legge anti LGBTQIA+

Bandiera arcobaleno pride

Si iniziano a vedere, purtroppo, le conseguenze dell'approvazione della nuova legge che limita l’attivismo per i diritti della comunità LGBTQIA+ in Russia. Nelle ultime settimane due tribunali russi hanno stabilito le prime due condanne: un tribunale della regione di Volgograd, nel sud-ovest del Paese, ha giudicato colpevole un uomo che aveva condiviso online una foto della bandiera arcobaleno per aver "esposto i simboli di un’organizzazione estremista", mentre un tribunale di Nizhny Novgorod, a est di Mosca, ha condannato a cinque giorni di detenzione amministrativa una donna che stava indossando degli orecchini a forma di rana con un arcobaleno.

Secondo quanto sostenuto dall'associazione per i diritti LGBTQIA+ Aegis, la donna è stata convocata dalla polizia dopo che un uomo aveva condiviso online un video in cui le chiedeva di togliere gli orecchini. Nel caso di Volgograd, l’ufficio stampa del tribunale ha spiegato che l’uomo condannato si era dichiarato colpevole ed è stato condannato al pagamento di una multa di 1.000 rubli, circa dieci euro.

Dallo scorso novembre in Russia è in vigore una legge che vieta ogni attività di quello che è stato definito "movimento pubblico internazionale LGBT", una definizione "ombrello" che per gli attivisti rischiava appunto di essere usata come pretesto per perseguire in toto la comunità LGBTQIA+.

Riproduzione riservata