Malattie sessualmente trasmissibili e sessuofobia: come combattere lo stigma

08-04-2022
Pudori e tabù nei nostri discorsi: dalla politica alla salute mentale, fino alla sfera della sessualità, il processo per scardinarli è in corso. Eppure, quando si tratta di malattie legate al sesso - ovvero di Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST) – occorre ancora scontrarsi con tutta la forza limitante dello stigma. Chi ha una IST è considerata una persona sporca, perversa, deviante o, nel migliore dei casi: colpevole

Le MST (Malattie sessualmente trasmissibili) e le IST (Infezioni sessualmente trasmissibili) sono tante e più comuni di quanto crediamo: dalla clamidia all’herpes, dalla gonorrea alla sifilide, dal Papillomavirus all’HIV. Nomi che abbiamo sentito spesso e di cui a volte sappiamo troppo poco.

Fin da adolescenti, infatti, siamo statə abituatə a non sapere e a non chiedere, e a credere confusamente che se ci fossimo comportatə in un certo modo non avremmo avuto bisogno di chiedere di più: le IST non avrebbero riguardato noi

Che cos’è lo stigma legato alle infezioni sessualmente trasmissibili

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute pubblicati sul Notiziario ISTISAN, l’80% degli italiani ritiene che contrarre l’HIV non sia un rischio reale, mentre il 60% è convintə che riguardi solo omosessuali, chi fa uso di droghe per via iniettiva e chi avrebbe comportamenti promiscui, senza sapere bene cosa si intenda.

 In realtà,

basta aver avuto anche solo un partner per contrarre una IST: questo non dice niente della nostra storia sessuale

In più, in pochi e poche sanno che queste infezioni sono curabili senza conseguenze per la propria vita affettiva e sessuale; affinché i trattamenti, la prevenzione e i controlli arrivino a tutti e tutte, però, è necessario considerare la salute sessuale come un aspetto imprescindibile della nostra salute in senso lato.

L’importanza della prevenzione

In gran parte, le IST sono asintomatiche. Questo vuol dire che l’unico motivo per scoprirle è sottoporsi regolarmente a dei controlli. Eppure, la pressione sociale e la forza dello stigma fanno sì che molte persone preferiscano non testarsi, con rischi considerevoli per la propria salute, piuttosto che sostenere le conseguenze di una eventuale diagnosi positiva.

Il primo gradino da superare è quello emotivo: in alcuni casi, infatti, anche nel rapporto con il personale specializzato è possibile avere esperienze traumatiche.

Per quanto riguarda le IST, ə pazienti vengono spesso colpevolizzatə, come se la persona stessa avesse provocato un problema a causa del suo comportamento.

Diverso è il trattamento nel caso di malattie legate a fattori di rischio altrettanto comuni, come il consumo di carni lavorate o l’esposizione al sole, dove il rischio è percepito come praticamente inevitabile.

Decostruire lo stigma: come parlarne

Come cambierebbe la situazione se invece ripetessimo, per fare un esempio, che l’infezione da HPV si trasmette molto facilmente anche con rapporti sessuali senza penetrazione? O che l’unico modo per non aver incontrato questo virus durante la nostra attività sessuale è quello di essersi astenuti da ogni attività sessuale? Probabilmente, capiremmo con maggiore chiarezza che le infezioni sessualmente trasmissibili sono più comuni di quanto si pensi: occorre sicuramente prevenirle con adeguata educazione sessuale, ma anche affrontarle senza stigma e inutili allarmismi.

Eppure, abbiamo interiorizzato l’idea che un’infezione sessualmente trasmessa possa essere la cosa peggiore che ci possa capitare: ce lo ripetono gli slogan di prevenzione, e ce lo ripete anche il personale medico e paramedico: ma perché, cosa hai fatto? Che pasticcio! Devi stare più attentə.

Affermazioni di questo tipo non esprimono in nessun caso attenzione o cura, ma possono influire negativamente sui soggetti che vivono negativamente la propria sessualità, soprattutto se molto giovani, e scoraggiare l’autonomia e la frequenza dei controlli anche al di fuori delle situazioni di emergenza.

Per non parlare dell’imbarazzo nei confronti deə partner. Informarsi e testarsi regolarmente, in realtà, protegge anche loro. Comprendere le IST e normalizzarle ci rende più empatici: non dimentichiamoci, infatti, che la persona che abbiamo davanti potrebbe essere spaventata, forse più di noi, e ha bisogno della nostra comprensione.

Dall’altro lato, l’informazione ci protegge da inutili allarmismi: nel caso di infezione da HPV, per esempio, non c’è un trattamento specifico poiché è il nostro sistema immunitario a combattere il virus: qualora fossimo positivi a un test, infatti, ə nostrə partner dovranno limitarsi a seguire il programma di screening. In questo caso la comunicazione non è una responsabilità, ma può essere utile sul piano della condivisione.

Informazione e consapevolezza: ecco come

Contrarre una IST è davvero la cosa peggiore che possa capitarci? Per quanto riguarda l’infezione da HIV, per esempio, lo stigma e la disinformazione sono stati diffusi da oltre 40 anni di annunci allarmisti e inesatti.

In pochi sanno che, grazie alle terapie, con l’HIV si può vivere in salute, si può avere figliə sieronegativə e si può fare sesso senza timore di trasmettere l’infezione allə partner. La vera follia è non testarsi, e conseguentemente non curarsi.

Tuttavia, queste rivoluzioni non hanno avuto l’attenzione che avrebbero meritato. Per questa ragione sono nate piattaforme come The STI Project, che offre statistiche, contatti utili a screening e prevenzione, l’appoggio di una comunità e un blog; oppure associazioni che si occupano di offrire gli strumenti per accedere alle cure e le informazioni necessarie.

Tra i più attivi sul territorio italiano, Conigli Bianchi è un collettivo di artistə, performer, illustratori e illustratrici che hanno deciso di mettere i loro mezzi espressivi al servizio della lotta allo stigma, per aprire un discorso pubblico sul tema

I conigli bianchi ci invitano a uscire fuori dalla tana e parlare della positività, dell’HIV ma anche delle altre IST, divulgando informazioni aggiornate e diffondendo la consapevolezza, per supportare una cultura della prevenzione.

Prevenire, infatti, significa offrire strumenti di scelta e libertà: accettare il rischio è ciò che lo riduce, contrariamente a un moralismo giudicante che contribuisce semplicemente a rinforzare la disinformazione e, di conseguenza, la paura.

È invece più utile spiegare cosa fare a seconda dei casi: se ne occupa, per esempio, @prepinitalia, che fa informazione su PEP e PrEP: si tratta di farmaci che proteggono dall’HIV ma anche veri e propri protocolli sanitari con test IST periodici. Il primo è un farmaco d’emergenza, mentre la seconda è una profilassi pre-esposizione.

L’accesso alle informazioni è facilitato da realtà come Plus (Persone LGBT+ Sieropositive), LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) o Arcigay, e per chi volesse approfondire, sul canale Youtube di Plus Roma è stato pubblicato un videocorso registrato per i volontari dell’associazione.

Grazie a chi si occupa di informazione è più facile oggi sfatare i falsi miti sulle IST e accedere a terapie e prevenzione. Parlarne è l’antidoto alla paura.

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