Il caso degli insulti sessisti degli studenti a Madrid e l’importanza dell’educazione sessuale

A inizio ottobre in Spagna è deflagrato il caso degli attacchi sessisti rivolti da un gruppo di studenti del Colegio Mayor Elías Ahuja alle studentesse di una vicina residenza: i video sono diventati virali e hanno alimentato il dibattito

Uno «scherzo di cattivo gusto finito male»: così gli studenti del Colegio Mayor Elías Ahuja di Madrid hanno definito gli insulti sessisti e le aggressioni verbali rivolti alle studentesse della vicina residenza Santa Monica, una scena ripresa dagli smartphone che nel giro di pochi giorni ha fatto il giro del Web suscitando un’ondata di indignazione e condanna e provocando un terremoto nella Ciudad Universitaria.

Il caso è scoppiato a inizio ottobre, con la diffusione di una serie di video in cui si sentono alcuni studenti del collegio maschile urlare dalle finestre del pensionato epiteti sessisti all’indirizzo delle studentesse della vicina residenza, imitando anche il verso di animali: «P…e, uscite dalle tane come conigli, siete tutte ninfomani», sono soltanto alcune delle frasi registrate dagli smartphone puntati contro le finestre e poi diffuse sui social. Video che hanno prevedibilmente scatenato la bufera.

Le attiviste per i diritti delle donne sono insorte condannando il gesto e chiedendo l’intervento delle autorità, la consigliera comunale Rita Maestre, portavoce del partito Mas Madrid, nel diffondere il video ha amaramente sottolineato «poi ci si chiede come mai abbiamo paura a girare per strada», e persino il premier Pedro Sanchez è intervenuto prendendo una netta posizione.

«Faccio appello a tutti i partiti e ai media, per la responsabilità che detengono - ha detto il primo ministro spagnolo - affinché diano una risposta univoca, ampia e comune di rifiuto di questi comportamenti maschilisti, inspiegabili, ingiustificabili. Non possiamo tollerare questi comportamenti, che generano odio e attaccano le donne. È particolarmente doloroso vedere che i protagonisti sono giovani». Anche la ministra dell'Uguaglianza, Irene Montero, ha pubblicamente condannato quanto accaduto invitando a «combattere la cultura del terrore sessuale» e ribadendo la necessità di investire nell'educazione sessuale per bambini e adolescenti, mentre il sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida, ha definito il comportamento degli studenti «umiliante, sessista e disgustoso» e ha chiesto di sospendere il programma di studi «in segno di pentimento».

La direzione del Colegio nel frattempo è corsa ai ripari, diffondendo un comunicato in cui ha condannato e definito «inaccettabili» le esternazioni degli studenti e annunciando un’indagine interna per identificare i ragazzi che hanno partecipato e procedere con l’espulsione. Tra gli altri provvedimenti adottati c’è poi l’obbligo di partecipazione, per gli studenti, a corsi di sensibilizzazione sulla parità di genere e il coinvolgimento in progetti di solidarietà e volontariato. Misure che non hanno impedito alla procura di Madrid di aprire un’inchiesta sull’accaduto, mentre da parte del consiglio collegiale dell’istituto sono arrivate le scuse pubbliche alle studentesse, alla direzione del Santa Monica e allo stesso Colegio Mayor Elías Ahuja.

NOTA DE PRENSA CMU ELÍAS AHUJAAnte la difusión de un vídeo en el que aparecen expresiones inaceptables por parte de un…

Posted by Colegio Mayor Elías Ahúja on Wednesday, October 5, 2022

«Quello che è successo non rappresenta i valori e l'educazione che si insegnano nel nostro centro, che è sempre stato esemplare - hanno scritto gli studenti in una nota congiunta - Quanto accaduto è stato uno scherzo di cattivo gusto, è sfuggito di mano. Siamo consapevoli che il semplice pentimento non è sufficiente, ma crediamo che sia il primo passo da fare. Ci assumeremo le responsabilità delle nostre azioni, ma ci sembra opportuno chiarire che non tutti gli studenti hanno partecipato, che chi lo ha fatto è dispiaciuto e che tutti noi ci impegniamo a cambiare i nostri comportamenti e quelli delle persone intorno a noi».

A oggi però l’eco di quanto accaduto in Spagna non si è ancora spento, e riaccende anzi il dibattito sull’importanza di educare sin da piccoli al rispetto delle donne e della parità di genere, passando appunto anche attraverso l’educazione sessuale nelle scuole. Che è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione Europea, come si sottolinea nel report del 2013 “Policies for Sexuality Education in the European Union”, con l’eccezione di Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.

In Spagna è stata introdotta nel sistema educativo con la “Ley organica general del sistema educativo (Logse) 1/1990”, ma è di fatto diventata una priorità lo scorso agosto, quando è stata approvata una legge che, tra le altre cose, mette al centro il “consenso chiaro, libero e volontario” quando si parla di rapporti sessuali, cambiando di fatto il modo in cui venivano affrontati i casi di violenza sessuale. La stessa legge ha stabilito che l’attività di prevenzione, fondamentale, deve basarsi anche sull’educazione sessuale e l’educazione sull’uguaglianza di genere e affettivo-sessuale, che dovranno essere assicurate in tutti i cicli scolastici e dovranno essere obbligatorie anche in alcuni corsi universitari, come nel campo sanitario, dell’educazione e in quello giuridico. 

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