Giornata dell’aborto sicuro: ecco perché il linguaggio è importante

28-09-2023
In occasione della Giornata internazionale dell’aborto sicuro, il28 settembre, Babbel - la piattaforma per l'apprendimento delle lingue che offre lezioni su app e live - e l’associazione nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza - hanno unito le forze per sensibilizzare su questa tematica attraverso l’analisi di tutti quei termini, poco conosciuti o ancora percepiti come tabù, che caratterizzano il dibattito relativo ai diritti riproduttivi

Quando si parla di diritti, il tema del linguaggio è sempre di estrema rilevanza. Conoscere la giusta terminologia e il giusto significato dei termini è parte integrante del processo di empowerment che consente di vincere battaglie sociali importanti. Soprattutto quando si parla di diritti che si stanno via via erodendo, come quello dell'aborto.

Il diritto all'aborto in Italia

In Italia, l'accesso all’aborto è un diritto sancito dalla Legge 194/78, che permette di interrompere volontariamente la gravidanza in una struttura pubblica entro i primi 90 giorni di gestazione, che sia per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Sebbene l’introduzione di questa legge abbia rappresentato un importante passo in avanti nel campo dei diritti femminili, la sua applicazione presenta ancora oggi alcune criticità.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo gli aborti sono 73 milioni, ma di questi solo il 45% viene effettuato in modo non sicuro; addirittura un terzo degli aborti non sicuri viene effettuato da personale non istruito che utilizza metodi pericolosi, complici la scarsa accessibilità e la penalizzazione delle pratiche che mettono a rischio la salute di chi vi accede.

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Per quel che riguarda la situazione in Italia, dall’ultima Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194/78 emerge che, nel 2020, le interruzioni di gravidanza sono state 66.413, mentre gli aborti clandestini, secondo le stime dell’Istat elaborate in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero tra i 10.000 e i 13.000 casi all’anno.

Un elemento che, in Italia, ostacola fortemente l’accessibilità all’aborto e limita la libertà di scelta è l’obiezione di coscienza: nel 2020 in Italia i ginecologi e le ginecologhe obiettori e obiettrici di coscienza si attestavano al 64,6% della totalità. A questa percentuale si aggiungono gli anestesisti e le anestesiste (44,6%) e il personale non medico (32,6%).

«L’aborto in Italia è un diritto che ancora si cerca di mettere in discussione, sebbene da 45 anni ci sia una legge che lo tutela. Talvolta vengono usate parole e portate avanti campagne che colpevolizzano le donne che scelgono di abortire, trattandole da criminali. Per questo abbiamo aderito con convinzione a questa campagna di Babbel: la libertà passa anche dalla consapevolezza e dalla conoscenza», ha affermato la Dott.ssa Antonella Veltri, presidente D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza.

I termini da conoscere sul tema del diritto all'aborto

«La conoscenza del linguaggio tecnico adoperato quando si parla di sistema sanitario e procedure mediche può servire, in questo contesto, non solo ad orientarsi all’interno del dibattito e a prendervi parte, ma anche - e forse soprattutto - a far valere i propri diritti e a difendere quelli delle altre persone» ha commentato Sara Garizzo, Principal Content Strategist di Babbel.

Ecco dunque il vademecum stilato da Babbel e D.i.Re per questa Giornata dell'aborto sicuro:

  • IVG: si tratta dell’acronimo di “interruzione volontaria di gravidanza”. L'IVG può essere eseguita mediante due modalità, quella farmacologica e quella chirurgica.
  • Aborto farmacologico: avviene con la somministrazione della pillola abortiva o Mifepristone, nota anche con la sigla "RU486", dal concepimento fino alla nona settimana di gestazione. Il farmaco può essere assunto sia in una struttura medica autorizzata sia in autonomia. La pillola abortiva non deve essere confusa con la “pillola del giorno dopo”, un tipo di contraccettivo di emergenza da assumere per prevenire una gravidanza.
  • Aborto clinico chirurgico: questa tipologia di aborto viene effettuata - generalmente a partire dalla nona settimana ed entro i 90 giorni (salvo casi eccezionali particolarmente gravi) - tramite un intervento chirurgico, il raschiamento della cavità uterina.
  • Aborto elettivo o volontario: si utilizza questo termine per riferirsi alle IVG la cui motivazione principale non dipende necessariamente da ragioni mediche, ma personali e/o sociali.
  • Aborto terapeutico: nel caso in cui l’interruzione di gravidanza comporti rischi per la salute della madre oppure del feto.
  • Aborto spontaneo: con questo termine si indicano interruzioni di gravidanza non indotte tramite la chirurgia o i farmaci, ma che avvengono “naturalmente” nei primi 180 giorni di gravidanza.
  • Consultorio familiare: istituiti nel 1975, sono strutture socio-sanitarie di assistenza presenti sul territorio italiano volte a favorire l’educazione alla maternità e paternità responsabili.
  • Obiezione di coscienza: con questo termine si fa riferimento al rifiuto ad ottemperare ad obblighi e doveri imposti dal sistema giuridico italiano qualora si giudichino inconciliabili con le proprie norme morali, etiche e religiose.
  • Diritti sessuali e riproduttivi: il diritto alla salute è un diritto fondamentale e universale. La salute non deve essere intesa solo come salute fisica o assenza di patologie, ma anche come stato di benessere generale: fisico, psicologico e sociale. La salute sessuale e riproduttiva è compresa in questo concetto. La legge 194 riprende questo principio, garantendo il diritto alla “procreazione cosciente e responsabile”.
  • Autodeterminazione: il diritto all’autodeterminazione si concretizza nel diritto di scegliere liberamente se sottoporsi a pratiche che coinvolgono il proprio corpo e le proprie aspettative di salute e di vita. Questo diritto è sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana.
  • Libertà di scelta: qualunque tipo di pratica medica deve ottenere il consenso informato del/della paziente per poter essere svolta. L’articolo 1 comma 1 della legge 219/2017 stabilisce che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge”.
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