7 Febbraio, Giornata contro il bullismo e cyberbullismo: intervista a Raffaele Capperi

Il 7 Febbraio è la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, ed è fondamentale riflettere sull'impatto devastante che queste azioni possono avere sulla vita e sul benessere mentale di bambini, adolescenti e, in alcuni casi, anche adulti. Conosciamo insieme la storia di Raffaele Capperi, noto TikToker che ha sofferto per tanti anni il bullismo a causa della sua malattia rara

Il bullismo, che comprende atti di violenza fisica, verbale o psicologica esercitati da singoli o gruppi, e il cyberbullismo, che avviene attraverso i canali digitali come social media, e-mail e messaggistica istantanea, sono entrambi eventi preoccupanti che richiedono attenzioni, delicatezza e azione. È fondamentale rompere il silenzio e lo stigma che spesso attanaglia le vittime, le quali possono sentirsi isolate o vergognarsi delle aggressioni subìte perché paragonate, erroneamente, a persone indifese, deboli e fragili. Inoltre, discuterne in maniera trasversale con le famiglie, nelle scuole e nello sport, può essere d'aiuto per generare solidarietà contro ogni forma di bullismo. Per chi è vittima di bullismo, è essenziale sapere che non si è soli e che esistono risorse e supporto.

Intervista a Raffaele Capperi

Puoi raccontarci qualcosa sulla tua infanzia e adolescenza? Come hai vissuto quel periodo della tua vita?

La mia infanzia non è stata per niente semplice, non solo per me ma anche per i miei genitori, essendo nato con una malattia rara chiamata sindrome di Treacher Collins, che provoca malformazioni al viso, problemi di respirazioni e di udito. Durante l’infanzia ciò che ricordo erano le innumerevoli visite in ospedale. Quando mia madre mi portò all’asilo, alcuni bambini si allontanavano. Io di questo non ricordo quasi nulla, è come se la mia memoria lo avesse cancellato, mentre l’adolescenza non è stata per niente una passeggiata. Da quando ho iniziato ad affrontare il mondo reale in me sono sopraggiunti i primi problemi con me stesso e con la realtà. Ho iniziato a essere guardato con occhi straniti per il mio volto, a ricevere scherzi volgari. La mia malattia ha influenzato molto anche le mie scelte per il futuro, però non rimpiango nulla, anzi, mi ha dato la possibilità di dare più valore alla vita, e forse non sarei diventato quello che sono oggi, ovvero coraggioso e determinato.

Hai condiviso la tua esperienza di bullismo. Potresti raccontarci come hai affrontato questa situazione e quali consigli daresti a chi sta vivendo un'esperienza simile alla tua?

La forza di raccontare i miei episodi di bullismo deriva da una vocazione: sono una persona credente e questa vocazione mi spingeva a raccontarmi. Inizialmente avevo paura, ma notavo che giorno dopo giorno questo mi faceva stare bene. Senza rendermi conto, stavo liberando il mio macigno di dolore che avevo dentro. Da lì non ho più avuto paura: sentivo l’esigenza di parlare perché volevo stare bene, come se in quel momento stessi chiedendo aiuto. “Io esisto e voglio che mi ascoltiate”. Il consiglio che posso dare è quello di non avere paura, di non vergognarsi se si è vittima di bullismo. Del resto se non si parla, come si fa ad essere aiutati? Ciò che mi rattrista molto è che molti pensano che chiedendo aiuto possano essere visti come persone deboli, invece non è così. Chiedere aiuto è un segno di grande coraggio, non di debolezza. Perciò parlate con i vostri genitori, con qualche amico/a che vi vuole davvero bene, non abbiate paura.

In che modo i social media hanno influenzato la tua vita, sia positivamente che negativamente? Credi che siano uno strumento utile per contrastare il fenomeno del bullismo e cyberbullismo?

I social mi hanno cambiato la vita, e non parlo solo dell’essere conosciuto: hanno cambiato la mia prospettiva. In passato, quando le persone mi guardavano, pensavo fosse solo per il mio problema o per il mio viso (che nel tempo è migliorato molto grazie a una serie di interventi chirurgici). Oggi quando le persone mi guardano, e a volte mi fermano anche per un selfie, non penso più al mio problema. È vero però che nel mondo social non c’è solo la parte positiva, ma c’è anche quella negativa ovvero il cyberbullismo. Per fortuna ho imparato a dare molto più valore alla mia vita rispetto alla cattiveria delle persone. I social sono un grande strumento, e parlare di cyberbullismo per contrastarlo è importante. Si tratta di una forma molto particolare di violenza, e questi comportamenti aggressivi di prevaricazione verso l'altro sono sbagliati. Esistono tanti altri strumenti molto importanti per contrastare questo fenomeno, come denunciare i commenti violenti alla polizia postale, ma, ancor più importante, è l’educazione dei giovani.

Qual è il messaggio che vorresti mandare ai giovani su questa tematica?

Il messaggio che voglio trasmettere è quello di reagire, di immedesimarsi negli altri per aiutare il prossimo nel caso di difficoltà.

Hai avuto delle risorse o forme di supporto che ti hanno aiutato a superare i periodi in cui eri vittima di bullismo?

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Le risorse che mi hanno aiutato a superare il periodo del bullismo non sono state tante: anche io non ne parlavo mai, mi chiudevo sempre in camera o in bagno rifugiando i miei pensieri nella musica. Se tornassi indietro non rifarei lo stesso errore. Posso solo dire che la musica mi ha salvato ma non basta, perché certe ferite sono molto profonde e, per essere guarite, bisogna esternarle e parlarne con chi ti sa ascoltare. Penso che non ci siano mai abbastanza risorse sufficienti per chi ne ha bisogno. Quello che proporrei, soprattutto nelle scuole, oltre a organizzare interventi e incontri di prevenzione, è lo sportello di uno psicologo, ovviamente gratuito. Credo sia giusto che i giovani abbiano la possibilità di sfogarsi ed essere ascoltati, rimanendo in contatto con i propri sentimenti come la rabbia, la tristezza, la frustrazione.

Che consigli daresti ai genitori per aiutare i loro figli a navigare nel mondo digitale in modo sano e consapevole riconoscendo così prontamente i segni di cyberbullismo?

Il consiglio che posso dare è quello di controllare ogni giorno il proprio figlio/a su quello che fa durante l'utilizzo dei social almeno fino a quando non diventa maggiorenne. Esistono anche applicazioni con cui i genitori riescono a controllare l'uso dei social. Io non sono contrario a questo metodo perché quel mondo non è tutto oro ciò che luccica, è un mondo virtuale che spesso viene confuso con quello della realtà.

I segni del bullismo si possono manifestare in tanti modi, per esempio: non andare a scuola, non esternare bene le proprie emozioni, non voler raccontare come si è svolta la giornata, iniziare a comportarsi da bullo con gli amici, ecc. L’importante non essere indifferenti e di non sottovalutare mai le emozioni del proprio figlio o figlia.

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