GenerAtelier, se l’inclusione lavorativa passa dalle sartorie sociali

Partito nel 2022, GenerAtelier fornisce percorsi formativi per persone in difficoltà economica e sociale, impegnate nell'offrire piccoli lavori sartoriali

Favorire il reinserimento nel tessuto sociale economico delle persone in situazioni di fragilità o grave difficoltà attraverso l’apprendimento di un mestiere. Nello specifico, quello della sartoria: è questo l’obiettivo di GenerAtelier, progetto che punta a creare un’ampia rete di sartorie sociali in tutta Italia, promosso dalla società benefit (Ri)Generiamo

Attraverso la rete delle sartorie sociali di “GenerAtelier”, (Ri)Generiamo ha iniziato a offrire alla clientela di alcuni negozi Leroy Merlin in Italia piccoli lavori sartoriali sui tessuti e prodotti acquistati in negozio: accorciare o cambiare finitura a una tenda, orlare un tessuto, effettuare lavorazioni personalizzate sulla base delle specifiche esigenze del cliente.

Dopo un primo test, il servizio è stato promosso in modo strutturale a tutti i negozi Leroy Merlin in Italia, ma i piani a lungo termine prevedono di ampliare la rete: ne abbiamo parlato con Luca Pereno, fondatore e amministratore del progetto (Ri)Generiamo.

Quando e come è nato il progetto GenerAtelier?

Uno dei primi progetti che abbiamo lanciato risale al 2020, quando abbiamo fondato Rigeneriamo. All’epoca abbiamo iniziato con la produzione di mascherine e coprimaschera distribuiti nei negozi Leroy Merlin, e abbiamo fatto alcune altre sperimentazioni in ambito tessile, come grembiuli, presine e shopper. A ottobre abbiamo fatto una collezione di cuscini e abbiamo previsto per marzo-aprile la commercializzazione di cuscini tutti confezionati da sartorie sociali, con il design curato dalla fondazione Cervelli Ribelli.

Quali sono gli obiettivi primari del progetto?

Quando due anni fa abbiamo iniziato a sperimentare le riparazioni solidali, avevamo chiaro che il progetto doveva testimoniare come l’azienda non debba essere solo buona, ma anche “brava”: attraverso un progetto del genere si affidano le riparazioni alle sartorie sociali sparse sul territorio, generando un valore che non è solo sociale, ma anche economico e ambientale. Si accorciano distanze e tempi, e si consente a persone in condizioni svantaggiate di iniziare un percorso formativo.  Per i lavoratori delle sartorie sociali i benefici consistono nell’affinamento delle competenze tecniche e nell’acquisizione di competenze trasversali spendibili nel mondo del lavoro (rispetto dei tempi di lavorazione, degli obiettivi, dei tempi di consegna).

Chi sono i destinatari principali del progetto, e le maggiori criticità da gestire?

I principali destinatari del nostro progetto sono donne uscite dalla tratta, persone con disabilità, e in generale associazioni che abbiano un’impronta sociale. Abbiamo collaborato anche con cooperative che lavorano nelle carceri. Tuttavia, la sartoria deve avere un impatto imprenditoriale e sociale, offrendo percorsi formativi e di sperimentazione. Le principali criticità da gestire includono il rispetto delle scadenze e la necessità di far sì che le cooperative coinvolte rispondano ai requisiti sociali ed imprenditoriali.

Come vengono selezionate e formate le persone che entrano a fare parte della rete, e quali sono gli obiettivi di crescita a medio e lungo termine?

Gli obiettivi di crescita a medio termine includono la creazione di una rete più ampia di sartorie sociali, in collaborazione con Liberi Tutti, e l’espansione del mercato delle riparazioni coinvolgendo altre cooperative. A lungo termine, miriamo a proporre una collezione nei bookshop dei musei e coinvolgere giovani con disabilità mentale nell’ambito del progetto.

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