Clean girls: dietro il trend TikTok ci sono le lotte (dimenticate) delle comunità nere

21-09-2022
Laura Libbi
Chignon bassi tiratissimi, lipgloss in tinte chiare, orecchini a cerchio dorati: su TikTok è recentemente impazzata l’estetica da clean girl. Quella che sembra essere una nuova tendenza creata dalle utenti bianche esiste però da decenni, ed è stata portata avanti coraggiosamente dalle ragazze delle comunità di black e brown women

La stessa estetica, fino a pochissimo tempo fa, non veniva connotata positivamente: le ragazze “ghetto” avevano un’aria poco curata, povera e tutt’altro che di classe: ecco come si è evoluto il trend, come è nato e cosa rappresenta oggi.

Il trend della clean girl

Non è raro imbattersi su TikTok in video che illustrano le ultime tendenze in termini di look: vediamo le estetiche alternarsi veloci e altrettanto velocemente cerchiamo di stare al passo.

Un trend, tuttavia, è stato più fortunato degli altri e ha fatto recentemente parlare di sé: si tratta dell’estetica clean girl: la ragazza con la faccia pulita. Si tratta di un vero e proprio look con le sue regole, ma è stato reinventato e personalizzato diventando persino un lifestyle a esso ispirato, dove tutto è minimal ma perfetto: la clean girl pianifica le sue giornate e la sua dieta, compra i fiori da mettere nel suo appartamento ordinato, si mantiene attiva ed è attenta alla salute.

Tuttavia, il riferimento per questa estetica è tutt’altro che nuovo. Per decenni, chignon all’indietro, monili d’oro e pelle burrosa erano esclusivo appannaggio delle comunità nere e latine, e ne contraddistinguono ancora oggi l’eredità.

Per le donne nere, ad esempio, gli orecchini a cerchio fanno parte di un rito di passaggio. Nella comunità latina, le bambine si bucano le orecchie già a sei mesi e ricevono il primo paio di piccoli orecchini a cerchio in giovane età dalle loro madri o dalle loro nonne. Il sentimento verso i gioielli è altrettanto sentito nelle comunità nere, che li considerano parte della loro identità culturale.

Questo gioiello iconico si è trasformato ed è passato attraverso le generazioni, mantenendo il suo simbolismo di femminilità, potere, cultura e orgoglio. Molto più di una moda, quindi, ma un tratto identitario.

L'attivista Angela Davis con gli iconici orecchini a cerchio durante un discorso in North Carolina,
L'attivista Angela Davis con gli iconici orecchini a cerchio durante un discorso in North Carolina, il 4 luglio del 1974

Gli orecchini divennero la firma di Josephine Baker, Angela Davis, Nina Simone e di molte altre icone del movimento afroamericano statunitense

La cantautrice Nina Simone indossa gli hoops durante un'esibizione a Londra, l'8 dicembre del 1968
La cantautrice Nina Simone indossa gli hoops durante un'esibizione a Londra, l'8 dicembre del 1968

Oltre a rappresentare un tratto identitario, le caratteristiche riproposte nel trend sono state a lungo indice del posizionamento di classe di chi le possedeva.

Da ragazza ghetto a ragazza pulita

Solo qualche anno fa, nella serie televisiva culto Sex and the city, la protagonista Carrie Bradshaw fa più di una battuta riguardo all’utilizzo di monili dorati, per esempio: si dice che diano un’aria estremamente ghetto, il che è tutt’altro che desiderabile.

Perché? Cosa significa "essere ghetto"? Nel linguaggio comune, si fa riferimento a zone delle città in cui il valore d’acquisto degli immobili è basso o nullo: zone povere e spesso malfamate. Di conseguenza, si giudica ghetto qualcuno di indigente che ha un’aria trasandata, a volte sporca.

Apparentemente, qualcosa di molto lontano dall’ideale clean girl

Veicolata dal social, infatti, questa estetica viene riabilitata, e in più ridotta a una moda come un’altra; qualcuno ha pensato anche che potesse essere un’innovazione avviata da alcune creator ricche e bianche, diventata popolare grazie a celebrità come Hailey Bieber o Bella Hadid. Le donne nere e latine sono state completamente dimenticate: eppure Jennifer Lopez ha portato spesso questo stile sul red carpet.

Jennifer Lopez alla premiere del film “The wedding planner” a Los Angeles, 2001
Jennifer Lopez alla premiere del film “The wedding planner” a Los Angeles, 2001

Le estetiche si contaminano di continuo. Questo caso, però, è emblematico: evitando di nominare la cultura che ha rappresentato il riferimento per le clean girls, infatti, si dimentica che le stesse caratteristiche hanno rappresentato per le comunità nere e latine ragione di discriminazione e tuttavia sono state difese con orgoglio.

Alexandria Ocasio-Cortez presta giuramento al 116esimo Congresso statunitense a Washington il 3 genn
Alexandria Ocasio-Cortez presta giuramento al 116esimo Congresso statunitense a Washington il 3 gennaio del 2019.

Come ha fatto nel 2019 la deputata Alexandria Ocasio-Cortez che durante il giuramento al Congresso americano ha sfoggiato un rossetto rosso e dei vistosi orecchini, affermando:

La prossima volta che qualcuno dirà alle ragazze del Bronx di togliersi i loro orecchini a cerchio, potranno semplicemente dire che si stanno vestendo come una deputata

Una tendenza tutt’altro che inclusiva

L'’estetica clean girl proposta su TikTok vorrebbe sottintendere che si tratti di caratteristiche acquistabili e ottenibili: in realtà si rivolge a un tipo di persona molto specifico.

La figura aspirazionale preminente sulla piattaforma è quella delle donne bianche, magre e ricche.

Ne risultano escluse le donne grasse, le donne con imperfezioni della pelle e le donne con disabilità, nonché le persone non binarie, visto che il look si chiama “clean girl”, e si rivolge quindi alle ragazze.

Perchè? I motivi si celano soprattutto nell’aggettivo clean, pulita. A chignon e monili, infatti, viene sovrapposto uno standard ben preciso di bellezza pura. La ragazza pulita utilizza solo creme idratanti colorate, BB cream, pomate per sopracciglia, fard dall'aspetto naturale e balsami, tinte e oli per labbra.

A prescindere dall’alternarsi delle specifiche tendenze, la ricerca della bellezza “senza sforzo” può ostracizzare le persone povere e quelle che non si avvicinano agli standard di desiderabilità. Che implichi l’acquisto di cosmetici inaccessibili e imparare specifiche tecniche di make-up oppure di spendere gli stessi soldi e tempo per la skincare, il risultato è lo stesso.

In Aesthetic Labour: Rethinking Beauty Politics in Neoliberalism di Ana Sofia Elias, «l’adempimento della femminilità è dovuta a un occultamento del lavoro di costruzione del corpo». L'autrice prosegue dicendo che:

Questo processo è talmente integrato nei modi in cui percepiamo la femminilità che non ci rendiamo conto dei processi in cui siamo coinvolte. Siamo incoraggiate a mascherare il lavoro che facciamo su noi stesse nelle categorie di “divertimento”, “salute” e “cura di noi stesse”.

Tutto ciò che non è clean

La proposta di uno standard di pulizia, inoltre, ha la pericolosa implicazione di connotare come “sporco” tutto ciò che non vi aderisce. Per questa ragione, diventa meno desiderabile e, anzi, punibile indossare un viso pieno di trucco, avere una pelle strutturata, acne, capelli naturali o peli del corpo.

Sotto la maschera di una cura della propria persona positiva, semplice e accessibile si propongono pratiche consumistiche, razziste e poco inclusive di costante lavoro su di sé.

Anche i tentativi di inclusione delle donne nere nel trend sono stati problematici.

In un tweet si legge: «il problema con l'estetica della clean girl è che rappresenta solo donne nere magre, sottili, con riccioli sciolti e desiderabili, senza imperfezioni sul viso, implicando che chiunque non rientri in questa estetica è considerato sporco e brutto, quando si potrebbe semplicemente chiamarlo trucco minimalista».

Per tutte queste ragioni, è importante ricordare che anche le scelte che facciamo quando si tratta di bellezza sono importanti. Le persone considerate belle, come ricorda BlackBallad su TikTok, «hanno accesso a voti più alti e a lavori migliori sono percepite come più popolari e più intelligenti».

Diventa fondamentale, quindi, prendere consapevolezza del razzismo, del colorismo, della grassofobia e della transfobia che governano i nostri standard di bellezza

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