Città realmente inclusive: a che punto siamo in Italia?

Come indicato dall'obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU, le città del futuro puntano a essere sempre più inclusive, sicure e sostenibili. L’Italia purtroppo è ancora lontana da questo traguardo: le città italiane, infatti, sono tutt’altro che inclusive, sotto svariati aspetti

Barriere architettoniche che rendono difficile una mobilità indipendente per le persone con disabilità, stereotipi di genere nell’organizzazione degli spazi e ambienti comuni tutt’altro che green sono solo alcune delle criticità in cui ci si può imbattere quotidianamente nelle città italiane.

Pare quindi ancora lontano, nel nostro Paese, il raggiungimento dell’Obiettivo 11 dell’agenda ONU che prevede di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili.

Accessibilità: un’altra faccia dell’inclusione

Inclusione vuol dire anche accessibilità. Un esempio su tutti per comprenderlo sono le scuole, non accessibili come dovrebbero: spesso si tratta edifici datati che necessitano di importanti interventi di ristrutturazione e di ammodernamento.

Secondo quando emerso dalle indagini dell’Istat (2022), nell’anno scolastico 2020/2021 soltanto una scuola su tre risulta accessibile per gli studenti con disabilità motorie

Il Nord Italia registra una percentuale superiore alla media nazionale e, in questo senso, il primato spetta alla Lombardia, dove il 42,5% delle scuole risulta accessibile, con ascensori, bagni adeguati e rampe.

Il dato sull’accessibilità per gli studenti con disabilità sensoriali non presenta rilevanti difformità tra Nord e Sud: solo il 16% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, fondamentali per gli alunni ciechi o ipovedenti, sono presenti solo nell’1 % delle strutture.

La tecnologia anticipa le amministrazioni e lo dimostra la recente novità introdotta da Google Maps: la funzione, “Luoghi accessibili” che permette di verificare l’accessibilità per le carrozzine.

Grazie al contributo di centoventi milioni di Local Guides, dei proprietari delle attività commerciali e di ogni utente, il servizio è in costante aggiornamento e progressivamente renderà sempre più semplice l’organizzazione di vacanze e cene.

L'obiettivo è far sì che il servizio arrivi a coprire una rete sempre più ampia, considerando anche l’accessibilità per i cittadini con disabilità sensoriali

#IOCAMBIO: una campagna contro gli stereotipi sulla genitorialità

L’obiettivo di creare città più inclusive si raggiunge anche combattendo gli stereotipi di genere, a cominciare da quelli con cui ci si può scontrare ogni giorno, perfino in luoghi come i bagni pubblici.

Anche su questo fronte, le criticità in cui ci si imbatte nel contesto italiano non sono poche. Basti pensare a un oggetto come il fasciatoio: quando presente – non è infatti così scontato trovarlo – viene collocato solo nel bagno delle donne.

L’idea che spetti solo alle madri occuparsi di cambiare pannolini (dando peraltro scontato che ce ne sia sempre una in ogni famiglia) è il retaggio di una cultura maschilista e patriarcale, da cui con fatica si sta cercando di prendere le distanze

È proprio per questo che nasce la campagna #IoCambio, promossa dall’associazione Onalim, fondata nel 2015 da Isabella Musacchia, Dario Castagnetti e Simone Abbottoni. L’iniziativa vuole sensibilizzare sulla mancanza di fasciatoi nei bagni degli uomini: per diffondere il più possibile il messaggio, l’associazione ha invitato i padri a condividere sui social foto che li immortalano mentre cambiano i pannolini ai figli, utilizzando l’hashtag #IoCambio.

Un’iniziativa analoga si è diffusa anche negli Stati Uniti, con l’hashtag #squatforchange: simbolo dell’iniziativa è l’immagine di un giovane padre, Donte Palmer, che cerca di cambiare il pannolino al figlio, accovacciato in bagno.

Anche alcune celebrità si sono schierata a favore dell’introduzione dei fasciatoi nei bagni maschili: l’attore Ashton Kutcher ha lanciato una petizione in proposito, risvegliando l’interesse dell’opinione pubblica sul tema. Il cantante John Legend ha invece partecipato alla pubblicità di una nota azienda produttrice di pannolini, che si è impegnata a fornire cinquemila fasciatoi da installare nei bagni pubblici maschili del Nord America.

Anche la politica ha preso posizione sulla questione: il presidente degli Stati Uniti Obama, con il cosiddetto Babies Act, ha fatto sì che fosse obbligatorio installare fasciatoi anche nei bagni degli uomini di tutti gli edifici federali accessibili al pubblico. In Italia c’è stato solamente un timido tentativo in tal senso: nel 2018 è stato presentato un disegno di legge per dotare i locali pubblici di fasciatoio, anche nella toilette degli uomini.

Città green e a misura di bici (e di persone)

La sostenibilità ambientale è strettamente legata all’inclusività, soprattutto quando si parla di ambienti cittadini. Infatti, un territorio sano, con elevata qualità dell’aria, ricco di verde e con una mobilità sostenibile rende gli spazi comuni più equi e migliora la qualità della vita di qualsiasi persona e in particolare delle fasce di popolazione più a rischio esclusione.

Sembra che l’attenzione e l’interesse verso le tematiche ambientali stiano crescendo, ma la strada per una vera trasformazione green è ancora tortuosa. La sensibilità dei cittadini cresce, ma i risultati tardano ad arrivare

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Ogni anno Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ORE, redige un report - Ecosistema Urbano - sulle performance ambientali di centocinque Comuni capoluogo. Vengono presi in considerazione diciotto indicatori, divisi in sei aree tematiche: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Quello che emerge dai dati del 2021 non può definirsi un risultato soddisfacente: di fatto le principali città italiane si mantengono in linea con quanto emerso l’anno precedente. Si registrano poi casi particolarmente negativi come quello di Roma, in ottantottesima posizione (ha fornito risposte solo a parte del questionario di Legambiente) o Milano che ne perde otto rispetto al 2020.

Il fatto che i dati si siano mantenuti pressoché invariati rileva come ancora non ci sia sufficiente impegno nel rendere le città italiane effettivamente più green. Fanno ben sperare le performance ottenute dai comuni più meritevoli: il podio viene conquistato da Bolzano, seguita da Trento e Belluno.

Nonostante l’Italia vanti un triste primato europeo in termini numerici di auto - 642 per 1.000 abitanti contro le 533 di media di Germania, Regno Unito, Francia e Spagna (UNRAE - 2022) - Legambiente segnala fievoli segnali di crescita della ciclabilità. Sembra che gli italiani inizino a considerare anche mezzi alternativi per i propri spostamenti e la bicicletta è tra i favoriti.

Alcuni comuni cercano di incentivare l’utilizzo della bici per raggiungere il luogo di lavoro: è il caso, ad esempio, di Parma, che riconosce fino a un massimo di cinquanta euro al mese a tutti i cittadini ciclisti, o di Bergamo, che promuove un’iniziativa analoga.

I principali comuni italiani stanno cercando di promuovere le due ruote anche attraverso servizi di bike sharing, ma la disparità con le altre capitali europee è abissale

È quello che emerge dal dossier Non è un paese per bici di Clean Cities Campaign - coalizione europea di oltre 70 ONG, associazioni ambientaliste, movimenti di base e organizzazioni della società civile che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030. I capoluoghi italiani contano una media di 2,8 km di ciclabili per diecimila abitanti (senza contare che si concentrano quasi esclusivamente nel centro Nord), contro i 20 di Helsinki, i 14 di Amsterdam e gli 8 di Copenaghen.

L’obiettivo è che le città italiane comincino a dare meno spazio alle auto, diventando a misura di bici e migliorando così la qualità della vita delle persone.

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