Recuperare il senso politico dell’amore: 4 coppie che lo hanno fatto (provando a cambiare il mondo)

Le statistiche dicono che oggi non ci sposiamo più, i divorzi sono in aumento e facciamo sempre meno sesso.
L’amore sembra essere scomparso dal discorso pubblico, per lo meno nel suo senso politico: da San Valentino ai film romantici, è troppo spesso edulcorato e poco rappresentato nella sua carica trasformativa e rivoluzionaria. A dimostrare il contrario sono state quattro coppie capaci di recuperare il senso radicale dell’amore per farne il perno del cambiamento sociale. Perché l’amore può ancora cambiare il mondo

Difficile da trovare, troppo arduo da mantenere: il sentimento amoroso è oggi per lo più considerato impopolare, inutile, destinato a chi non è capace di vivere la propria solitudine.

A prevalere, troppo spesso, sono discorsi disincantati e cinici che non hanno a che fare con l’emancipazione dei sentimenti ma – come afferma la scrittrice Jennifer Guerra nel suo Il capitale amoroso - Manifesto per un eros politico e rivoluzionario (Bompiani), - con una narrazione che rappresenta l’amore in termini astratti e lontani e che non coincidono con quello che sperimentiamo sulla nostra pelle.

L’amore oggi – continua Guerra - è il frutto dell’ideologia individualista alimentata dalla struttura economica del capitalismo, un sistema che ci vuole soli, divisi e in competizione fra di noi, e che ci ruba il tempo che potremmo usare per coltivare le relazioni con gli altri, amore compreso.

L’amore, dunque, sembra essere sparito dalle nostre vite. Ma in realtà può diventare una forma di resistenza

A interrogarsi a riguardo, sin da subito, è Aleksandra Kollontaj, femminista e prima donna ad aver ricoperto l’incarico di ministra in Europa: dopo la Rivoluzione d’ottobre, scrisse una lettera alla rivista moscovita Molodaja Gvardija intitolata Largo all’Eros alato! in cui chiedeva a un immaginario lettore proletario quale fosse il posto occupato dall’amore nell’ideologia della classe operaia. Secondo Kollontaj:

l’amore non è una faccenda privata ma “un’emozione profondamente sociale nella sua essenza che può essere utilizzata per il bene della collettività

Quattro coppie lo dimostreranno.

Simone De Beauvoir e Jean Paul Sartre: la libertà prima di tutto

Come scrive Vittoria Baruffaldi in C’era una volta l’amore – Brevi lezioni per innamorarsi con filosofia (Einaudi):

a volte ti domandi a cosa serva tutta questa fatica amorosa per un oggetto trascendente, impalpabile, un oggetto che sfugge sempre

Simone De Beauvoir era una bambina perbene e a cinque anni fu iscritta a una scuola per bene, l’Istituto Dèsir. Ancora non sapeva chi sarebbe diventata grazie al suo indagare l’amore: scrittrice, saggista, filosofa e madre dei femminismi dalla loro origine a oggi. Frequentò la facoltà di Filosofia all’Université la Sorbonne e fu qui che, nel 1929, avvenne il primo incontro con Jean Paul- Sartre: filosofo e scrittore, tra i più importanti rappresentanti dell'esistenzialismo. Insignito nel 1964 del Premio Nobel per la letteratura, Sartre lo rifiutò per ragioni esistenziali e politiche e perché non voleva legarsi a un’istituzione.

La scrittrice Simone De Beauvoir
La scrittrice Simone De Beauvoir

La stessa libertà ha caratterizzato il loro amore: nei loro primi incontri Simone e Jean Paul scoprirono di avere interessi comuni e di essere entrambi intenzionati a non seguire passivamente le regole borghesi delle famiglie benestanti e tradizionali in cui erano cresciuti. Da quel momento, le loro strade furono legate a doppio filo: per 51 anni, i due intellettuali vissero una relazione atipica ma indissolubile.

Simone de Beauvoir e  Jean-Paul Sartre, 1964
Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, 1964

Non hanno mai vissuto sotto lo stesso tetto, non hanno mai promesso reciproca fedeltà l’un l’altra e non hanno mai lesinato dispute accese, rifiutando il matrimonio e i doveri coniugali ad esso connessi, considerati come impedimenti alla compiuta realizzazione delle proprie potenzialità.

La loro era un’unione nel pensiero, prima ancora che nei corpi. I due stipularono un apposito contratto, rinnovabile ogni due anni, che presentava una sola clausola, quella dell’infedeltà percepita come un dovere reciproco, una sorta di assicurazione contro le menzogne, i sotterfugi, le ipocrisie del matrimonio borghese

Le parole contenute in una bellissima lettera che Simone scrisse per Sartre quando questi fu fatto prigioniero dai tedeschi e internato in un campo di concentramento, il 24 settembre del 1939, riassumono al meglio la portata rivoluzionaria del loro amore:

sono felice ogni volta che vedo qualcuno di nuovo, ma allo stesso tempo sono delusa, perché spero in un piacere che solo tu mi puoi dare. Vivo mutilata senza di te, amore mio. Non è esattamente doloroso, è triste. In tutto il mondo, solo tu conti per me

Il loro amore non trovava spazio sotto lo stesso tetto coniugale, ma nei cafè parigini, in primis il Café de Flore, dove si confrontavano, scambiavano pareri letterari, bevevano cognac e fornivano dettagli precisi sulle rispettive relazioni sessuali, reinventando il concetto di amore.

Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, 1977
Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, 1977

Oggi, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir sono sepolti insieme nel cimitero di Montparnasse: la loro storia d’amore, la più all'avanguardia del secolo scorso, è ancora una lezione indispensabile sull’importanza della libertà personale. Motore del cambiamento sociale che entrambi hanno messo a segno nelle loro epoche e oltre.

Hannah Arendt e Martin Heidegger: imparare a pensare con l’amore

Siamo nella piccola città universitaria di Marburg, nel centro della Germania, tra Kassel e Francoforte: l’antica università sorge in una fortezza nel cuore della città ed è lì che, nel 1924, la studentessa venuta dal nord (Königsberg) incontrò il docente venuto dal sud (Meßkirch). Stiamo parlando di Hannah Arendt e Martin Heidegger: lei era una studentessa ebrea desiderosa di sapere, spirito libero e guerriero.

Hannah Arendt, 1949
Hannah Arendt, 1949

Lui era un docente ribelle inizialmente destinato a diventare parroco e poi divenuto filosofo. Hannah Arendt, dopo aver appreso da amici la possibilità di frequentare le lezioni di un tale prof. Heidegger, dal quale si poteva imparare a pensare, decise di raggiungerlo all’università di Marburgo.

Martin Heidegger, 1961
Martin Heidegger, 1961

Arendt ne restò affascinata e il giovane docente tedesco, che durante le lezioni era solito non guardare per molto tempo gli studenti perché immerso nel suo soliloquio, ricambiava: nel novembre del 1924 si parlarono durante l’orario di ricevimento degli studenti e, da quel momento, vennero uniti in modo indissolubile dalla passione dell’amore e dal fascino del pensiero filosofico, mettendo in relazione due grandi temi.

Perché l’amore è un’esperienza più ricca di qualsiasi altra possibile esperienza umana e un dolce fardello per coloro che sono presi dal suo abbraccio? Perché diventiamo ciò che amiamo ma rimaniamo anche noi stessi.

M.Heidegger

Con il passare del tempo, la loro relazione si trasformò in un rapporto passionale da dover nascondere a causa del matrimonio di lui. Nel frattempo, l’avvento del nazionalsocialismo costrinse Hannah ad emigrare e Heidegger invece a restare, con la speranza che un risveglio nazionale si stesse per compiere: i due trascorsero anni senza vedersi, accompagnati da pensieri e fraintendimenti che ognuno desiderava dimenticare al fine di risanare quel ricordo amoroso tanto dolce dell’inizio.

Una relazione lunga tutta una vita: non solo una storia di eventi, ma la storia dello sviluppo parallelo di due "cammini di pensiero". Nel 1960, Arendt pubblicò in Germania Vita activa oder vom tätingen Leben, che due anni prima era stato pubblicato negli Stati Uniti (Chicago) con il titolo The Human Condition. Una copia fu fatta spedire dalla Arendt a Heidegger, e nella lettera datata 28 ottobre 1960 scriveva:

Caro Martin, ho dato disposizione all'editore di spedirti una copia del mio libro. In proposito vorrei però dirti una cosa. Noterai che il libro non reca nessuna dedica. Se le cose tra noi fossero andate per il verso giusto - intendo dire tra e non per me o per te - ti avrei chiesto di potertelo dedicare; ha cominciato a prendere forma fin dai primi tempi di Freiburg, e ti è debitore, sotto ogni aspetto, di quasi tutto

Tina Modotti e Edward Weston: il potere rivoluzionario dell’amore

La storia di Tina Modotti è quella di una donna unica e poliedrica, che ha dedicato la sua vita a due grandi passioni: l'arte e la rivoluzione. Lo spirito creativo e la dedizione al partito comunista furono la molla che la spinse a spostarsi da un paese all’altro. Con il suo fascino di donna creativa ed indipendente fece innamorare molti uomini e di altri ne divenne amica, incrociando il suo cammino con personaggi del calibro di Diego Rivera, Edward Weston, Robert Capa, Ernest Hemingway, Pablo Neruda, Frida Khalo, e Jon Dos Passos

Tina Modotti, 1919
Tina Modotti, 1919

La vita di Tina Modotti è segnata da un continuo viaggiare e da radicali cambi di vita, tutti dettati dal suo percorso artistico e politico.

Attivista convinta del partito comunista, la sua vita politica si è legata indissolubilmente a quella sentimentale: come descrive Valeria Arnaldi in Tina Modotti hermana: passione, scandalo, rivoluzione «Tina è una donna indipendente, forte, coraggiosa. Rivoluzionaria nella vita più che nella sua teoria. Legare la sua energia e le sue urgenze di trasformazione, privata e sociale, agli uomini sarebbe una visione limitante e un torto, ma lo sarebbe altrettanto negare il ruolo che gli uomini hanno avuto nella sua vita e nelle sue scelte».

Tina Modotti è passionale, così consapevole di sé e cosciente delle sue sfide, da non aver alcun timore nel presentarsi come femmina. Nessuna riduzione. Nessuno svilimento

All’idea di coppia, Modotti preferì sempre quella di “amicizie sentimentali”: se la coppia è un cliché vecchio e stantio, simbolo di un sistema politico-sociale che schiaccia i singoli nelle forme di un ordine precostituito, preferirle la visione di amicizie sentimentali è un atto di guerra.

Nel 1918 sposò Roubaix de l'Abrie Richey in arte Robo, pittore molto famoso ed insieme si trasferirono a San Francisco. Tramite il marito conobbe il fotografo Edward Weston e in poco tempo ne diventò musa ispiratrice e amante. I due vennero presto scoperti e, nel 1921, il marito decise di scappare in Messico.

Tina provò a raggiungerlo, ma lui morì a causa del vaiolo. La storia con Weston andò avanti e sarà con lui che Tina si addentrerà nel mondo della fotografia e tornerà a Città del Messico, il luogo che ha lasciato l’impronta più profonda sulla sua vita, capitale di un paese ancora in fase post rivoluzionaria, in cui si incrociavano le vite di artisti e politici provenienti da tutto il mondo.

Tina Modotti e Edward Weston, 1924
Tina Modotti e Edward Weston, 1924

È qui che nacque e si sviluppò la sua passione per la fotografia, a cui la introdusse Edward Weston e da cui Tina imparò, senza mai emularlo. Come scrisse: «che senso hanno le parole tra me e Edward? Lui conosce me e io lui: entrambi abbiamo fede l’uno nell’altra».

Il suo modo di vedere e fotografare la influenzava, ma era una lezione inziale da cui poi Tina si svincolò per maturare il suo stile personale: si lasciò osservare e fotografare da Weston ma nel frattempo studiava se stessa. L’esperienza da modella le regalò una diversa padronanza della macchinetta

Tina Modotti a Città del Messico, 1929
Tina Modotti a Città del Messico, 1929

Sapeva cosa si prova dall’altra parte dell’obiettivo e trovò un maestro desideroso di condividere con lei l’emozione di chi si trova, invece, dietro la lente. Per Weston, i nudi della sua musa furono l’inizio di uno studio approfondito sul corpo e la sua rappresentazione. Come le scrisse il primo gennaio del 1928:

Ciò che mi hai dato in bellezza è una parte costante di me e resta ovunque la vita mi conduca. Questo pensiero non ha bisogno di elaborazione. Il mio amore è sempre con te

Anche grazie a questa passione, Tina Modotti diventa l’indimenticabile artista che conosciamo oggi. Al centro delle sue fotografie c'era il lavoro delle persone, la dignità dei ceti contadini e operai. Nel 1929 una delle sue mostre venne definita la prima raccolta di opere rivoluzionarie in Messico.

Foto di Tina Modotti
Foto di Tina Modotti

Eppure, Modotti non ha mai amato essere definita artista:

ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista" in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro

Nilde Iotti e Palmiro Togliatti: passione politica e audacia

"Il Parlamento, questo altissimo strumento di democrazia, non può e non deve essere superato dai tempi. Anzi, deve guidare i processi di cambiamento". Era il 20 giugno del 1979, quando Nilde Iotti, partigiana, donna della Costituente, diventava la prima donna presidente della Camera. Erano anni intensi in cui si impegnava in prima persona nelle battaglie per approvare leggi a tutele della parità di genere. Nel 1955 fu la prima firmataria di una proposta di legge per istituire una pensione e un’assicurazione per le casalinghe. Nel 1974 partecipò attivamente alla battaglia referendaria in difesa del divorzio. L’anno successivo promosse la legge sul diritto di famiglia, mentre nel 1978 contribuì a far approvare la legge sull’aborto.

Nilde Iotti con Giovanni Spadolini e Giulio Andreotti, 1982
Nilde Iotti con Giovanni Spadolini e Giulio Andreotti, 1982

Tuttavia, all’interno del Partito comunista italiano, il suo impegno trovò numerosi ostacoli a causa della relazione con Palmiro Togliatti, di cui fu la compagna per 18 anni. Togliatti, infatti, era sposato e sua moglie, Rita Montagnana, era una dirigente del Partito Comunista Italiano.

La storia narra che galeotto fu un incontro in ascensore: Togliatti chiese subito al cronista dell’Unità che lo accompagnava chi fosse quella donna. «Si chiama Nilde Iotti – gli rispose Emanuele Rocco –, è di Reggio Emilia».  Ma di più incise "una leggera carezza di Togliatti alla sua chioma" mentre scendevano lo scalone di Montecitorio. Un contatto fisico cui seguirono, proseguono le cronache di quell’amore, "delle appassionate conversazioni sui poemi cavallereschi di Ariosto e di Boiardo, qualche incontro clandestino e infine l’amore".

Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, 1948
Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, 1948

Nonostante Togliatti chiese (ed ottenne) di poter convivere all’interno di un abbaino all’ultimo piano di Botteghe Oscure, sede del Pci, molti osteggiarono quella storia. Nel 1948 i due scelsero di uscire allo scoperto sfidando l’opinione pubblica, la legge e il partito in cui hanno creduto e investito tutte le loro vite.

Forse è bene che tronchiamo – scriveva lei nel 1947, quando la loro storia era cominciata da poco e ancora segreta – I problemi che si pongono fra noi sono ormai troppi e troppo grandi

Lo storico Alessandro Barbero legge le lettere di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

Nilde era più giovane di Palmiro di 27 anni, e per la società del tempo, erano davvero troppi. Per tutti ma non per loro che decisero di sfidare la legge e le convenzioni.

Non ti lascio andare via, neanche se me lo chiede il partito, scriveva il leader del Pci. E il partito glielo chiese davvero, arrivando addirittura a informare Stalin della crisi personale del segretario, con la speranza che un provvedimento nei suoi riguardi lo avrebbe mandato via dall’Italia

Il fil rouge della loro storia è stata la passione: per la politica, per gli ideali che entrambi portarono avanti nelle proprie carriere, ma anche quella sentimentale, che li ha uniti per 18 anni, dal 1946 e fino alla morte del leader del PCI, avvenuta nel 1964.

La stessa che li ha portati a sfidare tutte le convenzioni e ad adottare, sebbene la loro relazione non fosse riconosciuta, Marisa Malagoli, la sorella minore di uno dei sei operai rimasti uccisi negli scontri seguenti alla manifestazione modenese del 9 gennaio 1950.

Della loro storia, restano emozionanti lettere: un carteggio che più di tutti descrive quanto grande e irrinunciabile fosse il loro amore e di come – questo sentimento – sia ancora il più potente

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