Pro-vita nei consultori con i fondi del Pnrr: se il diritto all’aborto non smette di essere minacciato

Un emendamento presentato da un deputato di Forza Italia consentirebbe di coinvolgere "enti del Terzo settore" con "qualificata esperienza nel sostegno alla maternità" all'interno delle strutture cui le donne si rivolgono per l'interruzione volontaria di gravidanza

Nei giorni in cui in Europa si dibatte della possibilità di inserire l’aborto nella Carta dei Diritti fondamentali, l’Italia si trova nuovamente al centro della polemica (e delle attenzioni) per una nuova risoluzione legata appunto al diritto all’aborto. In un Paese in cui cresce il numero di obiettori di coscienza, e in cui vi sono Regioni che, di fatto, non hanno i numeri per garantire l’accesso libero e sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza, il Governo ha fatto un primo passo per approvare un disegno di legge che consentirebbe alle associazioni pro-vita di entrare nei consultori.

Cosa prevede l'emendamento al Pnrr presentato dal deputato Malagola

Il 12 aprile scorso, infatti, la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al ddl per la conversione in legge del decreto “Pnrr-quater”, che contiene una serie di misure per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Presentato dal deputato di Fratelli d’Italia Lorenzo Malagola, chiede di inserire nel decreto il seguente articolo:

"Le regioni organizzano i servizi consultoriali nell’ambito della Missione 6, Componente 1, del Pnrr e possono avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità".

Il 16 aprile la Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo Meloni sul disegno di legge, e una volta approvato il testo la palla passerà al Senato per l’approvazione finale. Ma cosa comporta, in concreto, l’approvazione?

Che cosa contestano i contrari all'emendamento e quali sono i rischi in caso di approvazione

Il nodo sta tutto nel passaggio che parla appunto di soggetti del terzo settore. Il testo, se approvato, darebbe alle regioni la possibilità di impiegare fondi del Pnrr dedicati alla salute (la già citata Missione 6, componente 1 del Piano) per organizzare nei consultori servizi ad hoc, e che possano avvalersi “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”.

Sulla carta nulla di diverso rispetto a quanto è già previsto dalla legge 194/78, che stabilisce che i consultori già debbano fornire supporto in questo senso: “Hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Secondo i detrattori della proposta di legge, dunque, l’emendamento è in realtà stato formulato appositamente per consentire alle cosiddette associazioni pro-vita (ovvero le associazioni contro l’aborto) l’ingresso nei consultori per promuovere tesi anti abortiste. Questo principalmente sulla base delle idee e dell’appartenenza politica di chi ha presentato l’emendamento, ovvero il deputato di Fratelli d’Italia Malagola. A questo si aggiunge il fatto che in Italia si è già verificato un caso simile a livello regionale.

Il precedente in Piemonte

Nel 2022 la Regione Piemonte, guidata da una giunta di centrodestra, aveva infatti stanziato 400mila euro per “progetti presentati da enti del Terzo settore iscritti agli elenchi approvati dalle Asl” finalizzati a promuovere una serie di azioni tra cui: “ascolto e consulenza attraverso la presenza nei presidi sanitari; supporto alle donne in attesa per accompagnarle in una scelta individuale consapevole; progetti di sostegno alle mamme sia di natura economica sia attraverso la fornitura di beni di prima necessità; percorsi di sostegno psicologico individuale e di gruppo e di accompagnamento di auto mutuo aiuto”.

Anche in quel caso si era accesa la polemica sulla possibilità che la Regione stava stanziando fondi per dare alle associazioni pro-vita la possibilità di entrare nei consultori, appunto, e convincere così le donne a non abortire.

L'attacco della Spagna all'Italia

L’approccio dell’Italia al tema del diritto all’aborto ha suscitato critiche anche a livello internazionale, alimentate anche dal fatto che è passato poco più di un mese da quando la Francia lo ha inserito in Costituzione, primo Paese al mondo a farlo.

Mercoledì Ana Redondo, ministra per l'Uguaglianza spagnola, ha postato su X la notizia relativi ai piani del governo per il coinvolgimento nei consultori delle associazioni a sostegno della maternità, commentando seccamente: «Consentire pressioni organizzate contro le donne che vogliono interrompere una gravidanza significa minare un diritto riconosciuto dalla legge. È la strategia dell'estrema destra: minacciare per togliere diritti, per frenare la parità tra donne e uomini».

A Redondo ha replicato indirettamente la premier Giorgia Meloni, che all’Ansa ha detto, piccata: «Varie volte ho ascoltato ministri stranieri che parlano di questioni interne italiane senza conoscerne i fatti. Normalmente quando si è ignoranti su un tema si deve avere almeno la buona creanza di non dare lezioni».

Una risposta è arrivata anche dalla ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella: «Suggerisco ai rappresentanti di altri Paesi di basare le proprie opinioni sulla lettura dei testi e non sulla propaganda della sinistra italiana, che si dichiara paladina della legge 194 ma non ne conosce il contenuto o fa finta di non conoscerlo, dal momento che contesta un emendamento che non fa altro che riprodurre alla lettera un articolo della legge sull'aborto in vigore da 46 anni. Leggi, emendamenti e relazioni ministeriali al Parlamento sono a disposizione di chiunque voglia consultarli prima di esternare, per evitare di farlo senza cognizione di causa»

In 22 ospedali italiani l'obiezione di coscienza è del 100%

Resta il fatto che oggi l’Italia certamente non spicca in termini di garanzie di accesso all’aborto, e che questo nuovo emendamento, se approvato e concretizzato, aumenterebbe la pressione sulle donne che si rivolgono ai già decimati consultori per ricorrere all’ivg.

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Secondo una ricerca dell’Associazione Luca Coscioni, Mai Dati”, in 22 ospedali (e quattro consultori) italiani la percentuale di obiettori tra il personale sanitario è del 100%, e nel nostro Paese, dove l’Ivg è possibile sia chirurgicamente sia farmacologicamente grazie alla pillola Ru486, solo tre regioni la garantiscono in maniera omogenea: Emilia Romagna, Lazio e Toscana.

«Davanti al clamore suscitato dall’emendamento al decreto Pnrr di cui si discute in questi giorni è bene ricordare che la legge 194, all’articolo 2, già prevede il coinvolgimento del volontariato all’interno dei consultori  - è il commento dell’Associazione - Era dunque davvero necessario presentare un “nuovo” emendamento per far applicare una legge in vigore da 46 anni? Se questo fosse stato il vero scopo, allora sarebbero davvero tanti, forse troppi, gli emendamenti necessari per rendere effettive tutte le parti ad oggi disapplicate della legge 194. In primis, di garantire l’erogazione delle prestazioni senza interruzione di servizio e con la disponibilità della RU 486 in tutte le strutture. Sarebbe piuttosto utile presentare degli emendamenti all’interno del Pnrr per favorire l’esistenza dei consultori che invece nel nostro Paese sono sotto finanziati e stanno scomparendo».

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